Ad un anno dalla morte il ricordo di Pannella alla Camera

Ad un anno dalla morte il ricordo di Pannella alla Camera
19 maggio 2017

“Quattro generazioni ricordano Marco Pannella”. E’ questo il titolo del convegno che si è svolto oggi nella sala della Lupa a Montecitorio per celebrare la figura del leader del Partito radicale, a un anno dalla sua morte, con le testimonianze di Emma Bonino, Giorgio Napolitano, Gianfranco Spadaccia, Stefano Folli, Antonella Soldo e i messaggi del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e della Camera, Laura Boldrini. “Mi fa molto piacere il grande numero di manifestazioni che si stanno svolgendo in tutto il Paese in ricordo di Marco Pannella, segno che il suo lascito è vivo – ha esordito Emma Bonino ad avvio dell’iniziativa -. Mi fa piacere ricordarlo qui alla Camera per il suo amore per le istituzioni. Marco non è mai stato un extraparlamentare, ha sempre pensato che le istituzioni potessero essere contagiate e riformate dall’interno, e credo che questo sia uno dei suoi insegnamenti più importanti da ricordare”.

Il presidente della Repubblica in un suo messaggio ha salutato Pannella “protagonista della politica italiana, personaggio controcorrente”, ricordando le sue “battaglie di grande rilevanza, particolarmente nel campo dei diritti, sollecitando il riconoscimento di processi di cambiamento in atto nella società italiana. Per la sua passione politica non si è mai risparmiato, anche fisicamente – con decine di scioperi della sete e della fame – diventando coscienza critica del nostro Paese, sulla base di una fedeltà ai principi di libertà e di democrazia. Con lui il referendum è diventato un concreto strumento di partecipazione attiva dei cittadini alla politica del Paese”. La presidente della Camera, Laura Boldrini ha riconosciuto, accanto a ciò, “che il suo merito più grande sia stato la sua inesauribile ed appassionata tenacia nel voler contagiare la società civile con importanti e sempre nuove sfide di libertà e di democrazia. La politica, intesa come lotta per i diritti civili e per la giustizia, come azione di rappresentanza degli ultimi e dei più emarginati della società e come esercizio di un confronto civile e parlamentare su questioni anche molto delicate e complesse, lo ha accompagnato per tutta la sua esistenza, fino alla fine dei suoi giorni”.

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Particolare la testimonianza del presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha volto tratteggiare il suo ritratto in veste di “testimone di verità non edulcorata per l’occasione e neppure non trattenuta dal ricordo” del suo rapido scivolare verso la morte degli ultimi tempi. Quello con Pannella, ha detto Napolitano, fu un “rapporto fatto di scontri, reciproche contestazioni e di reciproci riconoscimenti morali ed affettivi. Marco è stato una forte individualità politica, inventore e leader di un partito e soprattutto di un movimento militante, di lotta, vivissimo e operosissimo, aperto alla valorizzzione transgenerazione”. Ma un partito anche capace di “aprire l’accesso all’attività politica e alle rappresentanze istituzionali di soggetti estranei a un tradizionale percorso politico”. “Per molto tempo da parte del Pci, e anche da parte mia, non si comprese adeguatamente il valore della presenza radicale, della voce e delle grida di Pannella, della sua sensibilità per decisivi valori di modernità e di civiltà – ha quindi ammesso Napolitano -. Gli scontri tra noi nascevano non solo sul terreno delle divergenze di merito, ma piuttosto scaturivano dalle opposte concezioni del fare politica e dai toni che assumeva il confronto tra noi. Non mancarono da parte mia, e del Pci, chiusure e valutazioni riduttive del suo ruolo”.

“Ancora oggi – ha poi proseguito – schiettamente non rinnego il fatto di aver considerato con grave dissenso e preoccupazione la radicalità dei mezzi” usati per le sue battaglie, come “il dilagante ricorso al referendum e all’ostruzionismo parlamentare”. Di certo, “le sue battaglie le pagava di persona, esponendo anche la sua salute a ogni sfida e ogni azzardo”, con gli scioperi della fame e della sete. Napolitano ha quindi voluto concludere questo ritratto di rapporti “difficili, ma sempre costruttivi e ragionevoli” tra lui e Pannella con il ricordo delle tante telefonate fatte dal Quirinale “per indurlo dal recedere dalle prassi che si facevano sempre più esiziali per il percorso della sua vita”, e con quello della lotta che li vide fianco a fianco nella marcia per l’aministia, e sul tema della riforma carceraria (“fu quello il tema dell’unico messaggio da me inviato al Parlamento”). Un ringraziamento infine a Emma Bonino, che “fu un tramite affettuoso nel rapporto tra me e Marco anche nei suoi ultimi giorni di vita. E di cio’ voglio ancora ringraziarla”.

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