Agrumi, non c’è filiera. Serve stato di crisi

28 febbraio 2014

“La Sicilia e’ la meta preferita delle arance di tutto il mondo. Agrumi che diventano isolani e che nulla hanno a che vedere con una produzione unica che si vende a meno di 10 centesimi al chilo, che sta marcendo sugli alberi e che l’industria non compra per i succhi preferendo acquistare quelli che arrivano dall’altra parte del mondo”. E’ l’allarme del presidente e del direttore della Coldiretti siciliana, Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione. “A questo punto bisogna dirlo chiaramente – aggiungono – si mangiano arance e si bevono succhi che di siciliano non hanno niente visto che i nostri agrumi non vengono acquistati. Preferire prodotti non tracciati e’ un atto scellerato che sta mettendo in ginocchio la nostra produzione. In tutto il mondo si provano gli effetti salutari delle arance siciliane e noi che le abbiamo le lasciamo marcire sugli alberi”. In sostanza, “di fronte ad una produzione cosi’ deprezzata bisognerebbe trovare una soluzione di tutti gli attori della filiera”. Una filiera, secondo i dirigenti dell’organizzazione degli agricoltori, “che non esiste visto che parte degli invitati diserta le riunioni e tra quelli presenti non si e’ raggiunto l’accordo”. La Coldiretti a questo punto chiede “lo stato di crisi al presidente Rosario Crocetta e all’assessore Dario Cartabellotta, perche’ si possa comunque cercare di salvare il comparto su cui, e’ bene ricordarlo, pesano gli accordi internazionali degli anni scorsi che hanno determinato l’entrata del prodotto e che stanno avendo effetti devastanti per le nostre campagne”.

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