All’Eliseo la Salomè di Oscar Wilde, con una lunare Gaia Aprea

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12 dicembre 2018

Una lunare Gaia Aprea è la protagonista di Salomè, dal capolavoro di Oscar Wilde, con l’adattamento e la regia di Luca De Fusco, fino al 23 dicembre in scena al Teatro Eliseo di Roma. Amore e morte si mescolano nello spettacolo che ha debuttato a giugno a Pompei e che raramente viene rappresentato a teatro. Un testo poco frequentato e di non facile soluzione spiegano regista e interpreti, una vera scommessa. Abbiamo incontrato l’attrice protagonista poco prima del debutto, in pieno trucco: “Due ore e mezza di trucco, non sto continuando per civetteria, lo devo fare per forza”.

“La principessa è un archetipo che ci portiamo avanti anche se più per sentito dire che per conoscenza vera del testo di Oscar Wilde che è molto poco frequentato nei teatri, anche per poca conoscenza del testo biblico. Nella Bibbia è una fanciulla molto meno cattiva, che obbedisce a un ordine della mamma, è Wilde che fa il salto e la fa diventare un’eroina dark attribuendo completamente a lei la decapitazione di Giovanni Battista”. “E’ una dark lady ante-litteram” Iokanaan, il profeta Giovanni Battista nella tradizione cristiana, è stato fatto rinchiudere in una grande cisterna da parte dal tetrarca di Giudea, Erode, interpretato (magistralmente) da Eros Pagni, il quale, per amore della principessa Salomè, sua figliastra, ne ordinerà la decapitazione: “La relazione con Salomè è ipotetica, un amore platonico, ma per Erode rappresenta di più, è la sua salvezza spirituale, come se la danza di Salomè fosse la panacea di tutti i suoi delitti e misfatti”.

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Nel cast anche Anita Bartolucci, la madre di Salomè e moglie di Erode, la “diabolica” Erodiade, donna disperata e annoiata, una madre-matrigna che non ha più rapporti con la figlia. “È furiosa con Iokanaan che la insulta di continuo e non ha un rapporto d’amore con sua figlia né con Erode, è un amore finito il loro, ed Erode ha questo desiderio folle verso la figlia per cui lei diventa gelosa della bellezza di Salomè, bellezza che lei non ha più”. Il regista e direttore del Teatro Stabile di Napoli, Luca De Fusco: “Salomè è più rappresentata in forma di opera lirica, la Sàlome di Strauss, e sembrava irrappresentabile a teatro, spesso infatti è stata stravolta con grandi prestazioni mattatoriali di Erode, basta pensare a quella di Carmelo Bene o quella di Al Pacino, invece noi abbiamo proprio messo in scena il testo che viene giudicato irrappresentabile anche perché alterna tragicità e ironia in maniera che sembra contradditoria, e lo è. Io ho mantenuto le contraddizioni quindi il testo fa venire i brividi e sorridere o addirittura ridere a seconda del pubblico”.

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