Ambasciata Usa a Gerusalemme. Esplode Gaza, oltre 40 morti e più di 1600 feriti

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14 maggio 2018

Rabbia, violenze e una strage di palestinesi nelle proteste a Gaza nel giorno del trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv e Gerusalemme, che coincide con il 70esimo anniversario della fondazione d’Israele e con la Nakba, il ricordo degli oltre 700mila profughi dopo la nascita dello Stato ebraico nel 1948. Sono circa 40.000 i manifestanti palestinesi al confine tra Gaza e Israele. Mentre vegli scontri con i militari israeliani sono morti almeno 41 palestinesi, mentre i feriti sono piu’ di 1600. Secondo Amnesty International, tra le vittime ci sono anche sei minori. Scontri anche in Cisgiordania, durante la marcia di protesta partita da Ramallah e diretta alla barriera di sicurezza di Qalandiyah, vicino Gerusalemme, e a nord di Betlemme, a Nablus e a Gerico. Israele “sta compiendo un massacro” a Gaza, ha denunciato il governo palestinese, mentre la Turchia ha additato gli Usa come “corresponsabili”.

L’esercito israeliano ha ribattuto accusando Hamas di “dirigere un’operazione terroristica facendosi scudo con le masse di persone in 10 localita’ di Gaza”. In base alle “dichiarazioni di Hamas e alle informazioni in nostro possesso”, il movimento islamista “sta tentando di lanciare una serie di attacchi terroristici, inclusa l’infiltrazione di massa in Israele, da vari punti, per colpire gli israeliani e le forze di sicurezza”, si legge in una nota. Il bilancio dei morti segna la giornata piu’ nera da quando e’ iniziata la protesta palestinese a Gaza, a fine marzo, che complessivamente aveva provocato piu’ di 40 vittime, tutte palestinesi, uccise dalle forze armate israeliane. Per sette venerdi’ consecutivi i giovani di Gaza hanno preso parte in massa alle manifestazioni per la Marcia del ritorno in vista di questo giorno della Nakba, la “catastrofe”, come i palestinesi considerano la nascita dello Stato d’Israele.

Donald Trump: “Un grande giorno per Israele!”

“Un grande giorno per Israele!”, ha scritto su Twitter il presidente americano, Donald Trump. Un giorno “fantastico”, ha sottolineato il premier israeliano, Benjamin Netanyau, ringraziando Trump. “Siamo qui a Gerusalemme e siamo qui per rimanere” ha aggiunto Netanyahu nel suo discorso all’inaugurazione dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Il premier israeliano ha ricordato che “Gerusalemme e’ la capitale indivisibile di Israele. Puoi costruire la pace solo sulla verità e la verità è che Gerusalemme è sempre stata e sempre sara’ la capitale di Israele”. Il ministro israeliano della Giustizia israeliano, Ayelet Shaked, invece, ha definito il presidente Usa il “Churchill del 21esimo secolo” che ha “invertito la politica di capitolazione di Chamberlain” e ha mostrato al mondo che “il vero proprietario della terra e’ tornato”.

L’esercito israeliano ha praticamente raddoppiato gli uomini sia in Cisgiordania che al confine con la Striscia di Gaza. Un migliaio di poliziotti sono stati dispiegati a Gerusalemme per garantire la sicurezza dell’ambasciata. Caccia hanno lanciato volantini sull’enclave palestinese esortando gli abitanti a non lasciarsi manovrare da Hamas come delle marionette e a restare lontani dal confine con lo Stato ebraico. “L’esercito israeliano – si legge nel volantino in arabo – e’ pronto ad affrontare qualsiasi scenario e agira’ contro ogni tentativo di danneggiare la barriera di sicurezza o colpire militari o civili israeliani”. Il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, ha lanciato un appello alla jihad, sottolineando che Trump, “e’ stato chiaro ed esplicito, e ha rivelato la vera faccia della Crociata moderna: l’essere accomodante non funziona con loro, ma solo la resistenza attraverso la jihad”.

A tagliare il nastro, Ivanka Trump 

E’ toccato a Ivanka Trump, la figlia prediletta di Trump, il compito di togliere il velo allo stemma sul muro della legazione americana a Gerusalemme. “A nome del 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America -ha detto Ivanka- vi diamo ufficialmente il benvenuto per la prima volta all’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, capitale di Israele”. La cerimonia è avvenuta in contemporanea a violentissime proteste palestinesi al confine tra Gaza e Israele. Trump non ha partecipato alla cerimonia ma in sua vece ha inviato la figlia Ivanka con il marito Jared Kushner, insieme al segretario al Tesoro, Steve Mnuchin, e al vice segretario di Stato, John Sullivan. All’evento hanno partecipato anche 800 invitati nella nuova ambasciata che si trova all’interno del consolato nell’area residenziale di Arnona, a pochi passi dal kibbutz di Ramat Ramachel, alla periferia meridionale di Gerusalemme.

Tra i rappresentanti dei 32 Paesi, hanno preso parte all’evento, anche 4 paesi europei – Austria, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania – nonostante la ferma condanna di Bruxelles per la decisione di Washington. L’ambasciatore Usa, David Friedman, parlando stamattina alla Orthodox Union Organization, ha ringraziato Trump per “il suo coraggio e la sua visione” e “il dipartimento di Stato che ha fatto un lavoro impressionante”. Friedman ha quindi sottolineato di aver “ricevuto sostegno da due cari amici che hanno lavorato per rafforzare le relazioni tra Israele e gli Stati Uniti, Jared Kushner e Jason Greenblatt”, rappresentante speciale americano per i negoziati internazionali.

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