Anche Guaido’ si appella al Papa dopo Maduro

Anche Guaido’ si appella al Papa dopo Maduro
7 febbraio 2019

Anche Juan Guaido’, dopo Nicolas Maduro, si e’ appellato al Papa per una mediazione di peso sulla crisi in Venezuela. Mentre in Uruguay il gruppo di contatto dell’Ue si e’ riunito per la prima volta, insieme con alcuni paesi latinoamericani, per verificare l’esistenza di spiragli. Il leader dell’opposizione venezuelana sta insistendo anche con l’Italia perche’ si schieri dalla sua parte insieme con gli altri paesi europei, ed ha inviato una sua delegazione a Roma: per spiegare che la costituzione gli da’ ragione e che l’attuale “vuoto di potere” gli impone di assumere la presidenza pro-tempore fino a nuove elezioni “trasparenti e libere”. Nella guerra di posizione tra i due schieramenti a Caracas, l’appoggio del Papa puo’ essere decisivo per le sorti di un paese fortemente cattolico.

Ci ha provato prima il presidente dimezzato Maduro, con un appello a facilitare un generico dialogo, verosimilmente per prendere tempo. Adesso e’ il turno di Guaido’, che a Bergoglio ha chiesto una mano per porre “fine dell’usurpazione, per un governo di transizione”, che conduca a “elezioni veramente libere in Venezuela, al piu’ presto”. La Santa Sede ha risposto che sta verificando se esistano le condizioni per una mediazione, che al momento tuttavia non sembrano esserci. La partita diplomatica di Guaido’ ha come obiettivo anche, e soprattutto, l’Italia, unico tra i grandi paesi europei a non averlo riconosciuto, su impulso dei 5 Stelle, nonostante le posizioni piu’ chiaramente anti-Maduro della Lega.

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La settimana prossima una delegazione del presidente ad interim incontrera’ a Roma esponenti di governo e gruppi parlamentari, a partire dal ministro Salvini. E forse anche Conte, secondo quanto filtra da ambienti dell’esecutivo. “L’obiettivo e’ spiegare agli italiani la nostra Costituzione”, ha detto uno dei delegati, Rodrigo Diamanti gia’ arrivato nella capitale, e per rinnovare l’appello all’Italia perche’ riconosca Guaido’, “l’unica maniera per arrivare a elezioni”. Conte invece ha continuato a rivendicare invece la linea neutrale. “Maduro e’ illegittimo ma questo non significa riconosce Guaido'”, ha spiegato il premier, auspicando che le parti venezuelane trovino tra loro un accordo per arrivare a elezioni. “Schierarsi porta i rischi di nuova Libia”, gli ha fatto eco il leader pentastellato Luigi Di Maio. La partita a livello internazionale si e’ intanto trasferita in Uruguay, che ha ospitato la prima riunione del gruppo di contatto Ue, a cui partecipano 8 paesi tra cui l’Italia, insieme con altri 5 paesi latino-americani.

I padroni di casa, insieme con il Messico, hanno proposto una base di partenza che non preveda scadenze e non abbia come obiettivo la convocazione di elezioni, il cosiddetto Meccanismo di Montevideo. Musica per le orecchie di Maduro, che non sarebbe costretto a uscire subito di scena. Gli europei, invece, insistono per le urne. L’intento e’ comunque “trovare una soluzione pacifica, con un approccio internazionale comune”, e’ stato sottolineato in Uruguay ribadendo anche la necessita’ di aiuti umanitari. Una questione, quest’ultima, in cima all’agenda dell’Ue, come ha spiegato l’Alto Rappresentante Federica Mogherini. Lo stesso Guaido’ ha chiarito che l’accesso della popolazione agli aiuti umanitari, finora bloccati al confine da Maduro, e’ la prima cosa da risolvere. Per una svolta politica, infatti, si rischia di aspettare ancora molto.

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