Ancora attacchi nel nord della Siria. Esercito turco incontra “forte” resistenza curda

Ancora attacchi nel nord della Siria. Esercito turco incontra “forte” resistenza curda
23 gennaio 2018

“E’ feroce” la resistenza opposta all’esercito turco e ai suoi alleati arabo-siriani dalle forze curde. Anche oggi sono stati lanciati numerosi attacchi nel nord della Siria per spezzare le linee della resistenza curda, che dal canto suo ha esortato la popolazione a prendere le armi per respingere l’offensiva turca. I miliziani hanno annunciato di avere ucciso in combattimento 30 persone “tra soldati turchi e mercenari” arabi. Non solo, ma secondo gli attivisti siriani vicini all’opposizione, le forze curde avrebbe ripreso il controllo di una collina strategica, che Ankara il giorno prima aveva dichiarato come “espugnata”. Violenti scontri hanno avuto luogo oggi nella regione di Afrin, bastione delle Unità di Difesa del Popolo (Ypg), una milizia curda osteggiata da Ankara ma sostenuta da Washington, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, una Ong che conta su una estesa rete di attivisti in tutto il Paese.

NUOVO FRONTE DI GUERRA IN SIRIA
Con questa offensiva aerea e terrestre, denominato “ramoscello d’ulivo” lanciata sabato scorso, la Turchia apre un nuovo fronte nel complesso conflitto siriano e minaccia di aumentare ulteriormente le tensioni con gli Stati Uniti che hanno espresso la loro preoccupazione. “La violenza ad Afrin disturba perché prima era una zona relativamente stabile della Siria”, ha detto oggi il segretario della Difesa statunitense Jim Mattis, invitando Ankara a “dare prova di moderazione nelle sue operazioni militari come nella sua retorica”.

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FEROCE RESISTENZA DEI CURDI
Sul terreno, “la resistenza e la lotta curda sono molto forti su tre fronti: nord-est, nord-ovest e sud-ovest di Afrin”, ha detto il direttore dell’Osservatorio Rami Abdel Rahman. Le forze curde hanno annunciato l’uccisione in combattimento di 30 combattenti nemici “tra soldati turchi e mercenari”, dove per mercenari si vuole indicare i ribelli del “Esercito Libero siriano” dell’opposizione finanziata da Ankara che partecipano all’offensiva. Ma la Turchia, che proprio oggi ha seppellito il suo primo soldato ucciso durante i combattimenti, ha dichiarato di aver perso un secondo soldato. “Grazie a Dio, usciremo vittoriosi da questa operazione, insieme al nostro popolo e all’esercito libero siriano”, ha detto il presidente Recep Tayyip Erdogan al funerale del primo soldato ucciso.  Da sabato, oltre 80 combattenti, di entrambi le parti, sono stati uccisi, così come 28 civili, la maggior parte di loro nei bombardamenti dell’esercito turco, secondo l’ong. Ankara nega di aver preso di mira civili. Secondo la stessa ong, dall’inizio dell’operazione, le forze filo-Ankara, sostenute dall’aviazione e dall’artiglieria turca hanno preso sotto il loro controllo due villaggi. Ad indicare la durezza dei combattimenti, i ribelli filo-Ankara erano riuscite lunedì a prendere il controllo della strategica collina di Barsaya, nel nord del cantone di Afrin, prima di perderla qualche ora dopo. I pickup bianchi montati da mitragliatrici scalavano le strade sulla collina, mentre il rumore degli spari continuava senza sosta, secondo un corrispondente della France Presse.

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CHIAMATA ALLE ARMI
Di fronte all’offensiva, le autorità cantonali di Jazira, uno dei tre territori controllati dai curdi del YPG in Siria (con Afrin e Kobane), hanno dichiarato oggi “la mobilitazione generale” per “difendere Afrin”, secondo un comunicato.

INVITO USA A MODERAZIONE
La Turchia ha lanciato la sua operazione dopo l’annuncio da parte della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti della creazione di una forza di confine di 30.000 uomini nel nord della Siria, compresi i combattenti YPG. “Siamo pienamente consapevoli delle preoccupazioni per la sicurezza della Turchia, della nostra coalizione e dell’alleato della NATO, e invitiamo tutte le parti ad evitare l’escalation e concentrarsi sulla lotta contro l’Isis, che è un minaccia comune per noi”, ha detto il portavoce del Pentagono Adrian Rankine-Galloway. Gli YPG sono infatti la spina dorsale di un’alleanza di combattenti curdi e arabi appoggiati da Washington nella lotta contro il gruppo jihadista dello Stato Islamico (Isis) in Siria. Da parte sua, Ankara, accusa lo YPG di essere la filiale in Siria Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), che conduce una guerriglia in terra turca dal 1984. Ieri, aerei da guerra turchi hanno bombardato le basi del PKK nel nord Iraq. “Questa operazione proseguirà fino all’eliminazione dell’ultimo terrorista”, ha dichiarato oggi il primo ministro turco Binali Yildirim.

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ONU E UE PREOCCUPATI
Diversi paesi hanno espresso preoccupazione per questa operazione. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU si è riunito ieri per discutere dell’escalation della violenza in Siria, un paese che dal 20011, è stato devastato da una complessa guerra che ha ucciso 340.000 persone e sfollato milioni di altre, senza mai arrivare ad una soluzione. L’Unione Europea si è detta “estremamente preoccupata”, mentre il Qatar, Paese alleato della Turchia, ha espresso oggi il suo sostegno all’offensiva.

GIRO DI VITA A FILO-CURDI IN RETE
L’offensiva militare è accompagnata da un giro di vite in Turchia contro gli utenti di Internet sospettati di “propaganda terroristica”. Quasi cento persone sono state arrestate da lunedì e le dimostrazioni contro l’operazione sono state vietate. askanews

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