Senato boccia la legalizzazione dell’aborto. Scontri nel Paese di papa Bergoglio

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9 agosto 2018

Il senato argentino ha bocciato la proposta di legalizzazione dell’aborto: 38 sono stati i voti contrari e 31 a favore, due le astensioni. Il progetto di legge era stato approvato in precedenza dalla Camera dei deputati, ma per diventare legge avrebbe dovuto essere ratificato dall’altro ramo del parlamento.

Il testo approvato il 14 giugno alla Camera argentina consentiva di interrompere la gravidanza entro le prime 14 settimane, e non solo, come oggi e’ possibile, in caso di rischio per la salute della madre. La bocciatura odierna non permette una nuova presentazione del testo fino all’anno prossimo. Nel paese di papa Francesco, la proposta aveva suscitato un dibattito molto acceso, in grado di aprire fratture profonde sia nella societa’ civile argentina che all’interno della maggioranza e della opposizione parlamentari.

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E ora, c’è un paese diviso sull’interruzione di gravidanza. Il voto del Senato, che ha bocciato la legalizzazione dell’aborto è stato accolto con grida di gioia e fuochi d’artificio dagli attivisti anti-aborto, riuniti davanti alla sede del parlamento. Dall’altra parte della piazza del Congresso, lacrime hanno invece rigato il volto dei sostenitori della legalizzazione dell’aborto, molti dei quali indossavano sciarpe verdi, simbolo della rivendicazione di un’interruzione di gravidanza legale, libera e gratuita. Alcuni manifestanti hanno appiccato fuochi e lanciato sassi contro la polizia in tenuta anti-sommossa che ha risposto lanciando gas lacrimogeni per cercare di disperdere l’assembramento.

In America Latina, aborto negato a 9 donne 10

In America Latina, il 90% delle donne non ha libero accesso all’aborto: su 21 Paesi latinoamericani solo tre autorizzano l’interruzione volontaria di gravidanza senza alcuna condizione: Cuba, dal 1965, la Guyana 30 anni dopo e l’Uruguay dal 2012. Con un tasso di accesso all’aborto del 14,3% al livello subcontinentale, l’America Latina e’ ancora molto lontana dalla media mondiale del 40,5%.

In societa’ conservatrici spaccate da lotte politiche intestine e nelle quali la Chiesa e’ molto influente, l’argomento aborto rimane un tabu’ che infiamma ciclicamente i Paesi della regione, come nel caso dell’Argentina, dove ci sono stati scontri di piazza dopo la bocciatura in Senato della legge che avrebbe voluto legalizzare la pratica nelle prime 14 settimane. Attualmente l’aborto e’ consentito in Argentina solo nel caso di stupro o se la salute della madre e’ in pericolo: la proposta approvata a giugno, dopo una seduta maratona dalla ‘camera bassa’, legalizzava la pratica in tutte le circostanze nella prima fase della gravidanza. La bocciatura odierna non permette una nuova presentazione del testo fino all’anno prossimo.

Il ricorso all’aborto e’ vietato per legge in Repubblica dominicana, Haiti, Nicaragua, Salvador, Honduras e Messico (tranne nel distretto federale di Mexico City, fino alla 12ma settimana) con pene severe per chi lo pratica. In tutti gli altri Paesi non e’ autorizzato salvo nei casi in cui e’ a rischio la vita e la salute stessa della madre, ma con procedure davvero complesse, per non dire impossibili, e spesso costose. Dopo alcune modifiche introdotte nella legislazione, sette Paesi – Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Equatore e Panama – tollerano la pratica quando a richiedere l’aborto sia una donna rimasta incinta dopo uno stupro. In tre di questi – Cile, Colombia e Panama – l’aborto e’ autorizzato anche in caso di anomalia grave del feto. Inoltre, in base a dati dell’Organizzazione mondiale della sanita’ (OMS), in America Latina l’aborto clandestino, praticato in condizioni igieniche precarie, e’ responsabile del 12% dei decessi materni.

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