Audrey Hepburn, l’esile femminilità belga

2 aprile 2014

Audrey Hepburn, sicuramente una delle figure di spicco del cinema statunitense degli anni cinquanta e sessanta, nasce a Bruxelles il 4 maggio 1929. Studia danza fin da bambina, il suo primo amore, ed è proprio questo che Audrey voleva fare nella sua vita: danzare. Durante il regime fascista si diletta nel dare lezioni di danza e nell’organizzare degli spettacoli clandestini (black-out performances). Sarà poi un’insegnate di danza a mettere freno i suoi sogni da ballerina: il suo fisico non era adeguato. Inizia così a fare delle audizioni e a partecipare ad alcuni spettacoli teatrali e piccole sceneggiature cinematografiche.

Una giovane attrice. Siamo in Costa Azzurra, è il 1951, Audrey Hepburn sta girando alcune scene del film “Vacanze a Montecarlo”, quando la scrittrice più amata dai francesi, Colette, irrompe sul set e decide che lei sarà la sua Gigi. Inizia così la rapida ascesa di una nuova stella. Il suo ruolo in Gigi, infatti le valse il Theatre World Award per i debutti teatrali. Oltre a questo primo prestigioso premio la Hepburn si è guadagnata un Oscar, tre Golden Globe, un Emmy, un Grammy Award, quattro BAFTA, due premi Tony e tre David di Donatello. Tra i ruoli che la resero celebre vanno sicuramente ricordati: la Principessa Anna in Vacanze romane (1953), interpretazione che le valse l’Oscar come migliore attrice, Holly Golightly in Colazione da Tiffany (1961) e Eliza Doolittle nel film musicale My Fair Lady (1964). Altri importanti film cui prese parte sono Sabrina (1954), Sciarada (1963) e Come rubare un milione di dollari e vivere felici. Fu amata da registi, attori e stilisti per la sua semplicità e per il suo fascino esile molto fuori dal comune per quei tempi, ma soprattutto fu amata dal pubblico.

Passeggiando sulla Hollywood Walk of Fame, al 1652 di Vine Street, “inciamperemo” sulla stella di Audrey Hepburn, proclamata nel 1999 la terza più grande attrice di sempre dall’ American Film Institute. Nel 1993, si spegne dopo una lunga malattia che non le aveva comunque impedito di mantenere il suo ruolo da ambasciatrice ufficiale per l’UNICEF, ed è per questo che dopo la sua morte le fu assegnato il Jean Hersholt Humanitarian Award, per il suo contributo all’umanità.

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