Autonomie e legittima difesa, nuovi duelli Lega-M5s in arrivo

Autonomie e legittima difesa, nuovi duelli Lega-M5s in arrivo
Matteo Salvini (s) e Luigi Di Maio
10 marzo 2019

Il governo gialloverde è sempre più prigioniero di se stesso. Lega e M5s continuano a sopravvivere grazie a incessanti compromessi politici. Un pericoloso gioco al rialzo che rischia di sfuggire di mano agli stessi giocatori. Il “soprassedere” alla Tav che il premier, Giuseppe Conte, ha appena tirato fuori dal cilindro, n’è l’ennesima testimonianza. Ma congelata l’opera della discordia, i duelli gialloverdi continuano sui terreni delle Autonomie regionali, legittima difesa, droghe, negozi e Venezuela, per citare i dossier più noti. Proprio sulle Autonomie, è toccato sempre allo stesso Conte annunciare che il governo intende coinvolgere “prima dell’intesa definitiva, le commissioni parlamentari competenti in modo da offrire al Parlamento, dopo l’intesa con i governatori, un testo che già conosce”. La mossa di Palazzo Chigi è quasi obbligata dopo gli scontri accesi tra leghisti e pentastellati su questa riforma tanto cara al Carroccio, qual è quella delle Autonomie.

Il ministro competente, Erika Stefani, più volte ha ricordato al vice premier, Luigi Di Maio, che “questo governo si basa su un contratto e che le autonomie sono in quel contratto, il nostro obiettivo è chiudere con Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna prima delle Europee”. Di Maio, dal canto suo, ha sempre replicato che “noi sosteniamo l’autonomia ma non lo spacca-Italia” e che quindi, “il percorso non sarà breve”. Come dire, un modo per non decidere. Un fatto è certo, nonostante i rinvii, prima poi la Lega chiederà di arrivare al dunque e il M5s, che ha la sua roccaforte elettorale al Sud, teme fortemente. Altra bandiera del Carroccio è la legittima difesa. Il provvedimento è stato votato anche dal Movimento 5 stelle ma i mal di pancia tra i pentastellati non sono mancati. Emendamenti presentati (poi ritirati) al Senato per modificare la norma, poi il via libera. Ma alla Camera, i leghisti hanno accusato “uno sgambetto” dei colleghi di governo.

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Fatto che ha rispedito a Palazzo Madama il provvedimento. Lo scontro continua anche sulle droghe. Il M5s ha depositato una proposta di legge per legalizzare la coltivazione e la detenzione della marijuana e punta a farla passare anche con i voti di sinistra, Pd & C. Quanto basta per far saltare in aria la Lega: “Non se ne parla neppure”. E così un altro dossier va in stand by. Come quello del provvedimento dei “negozi chiusi la domenica”. I due soci di maggioranza dell’esecutivo Conte avevano promesso di rivedere la norma, tornando alle vecchie regole che con certe eccezioni imponevano ai negozi la chiusura domenicale, nei giorni di festa e per mezza giornata aggiuntiva ogni settimana. Risultato: le categorie e i piccoli commercianti si sono ribellati, bussando principalmente alle porte del Carroccio, spesso loro partito di riferimento. A oggi, tutto bloccato. Anche sulla politica estera, infine, litigano Lega e M5s. Da un lato c’è il Carroccio che senza mezzi termini ha più volte bocciato il governo Maduro; dall’altro il M5s, che come in tanti altre questioni, non si sa da che parte sta.

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