Berlino, quel muro abbattuto 30 anni fa che mise fine alla Guerra Fredda

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9 novembre 2019

Trenta anni fa cadeva il Muro di Berlino. Era il 9 novembre 1989, quando il simbolo dei due blocchi e della Guerra fredda venne oltrepassato da migliaia di persone in festa. Il presidente russo Gorbaciov e quello Usa Reagan furono i protagonisti dello storico evento. “Signor Gorbaciov, abbatta questo Muro!”, chiese Reagan parlando davanti alla Porta di Brandeburgo il 12 giugno 1987. Quest’anno le celebrazioni sono senza le ex potenze della Guerra fredda. Insieme alle autorità tedesche solo i Presidenti dei Paesi del Centro Europa e forse anche questi sono segnali che qualcosa sta cambiando negli equilibri internazionali. La settimana di celebrazioni si è aperta a Berlino con una serie di esposizioni e concerti, nei luoghi che furono teatro dei fatti del 1989. Poi l’intervento di Merkel in mattina nella cappella della riconciliazione, edificata vicino a dove passava il confine tra Berlino Ovest e Berlino Est.

“Nessun muro è indistruttibile” e oggi “non abbiamo più scuse per non difendere libertà e democrazia” ha detto la cancelliera tedesca nel corso delle cerimonie per il 30esimo anniversario della caduta del muro di Berlino, ricordando che solo pochi mesi prima del 9 novembre 1989 “nessuno credeva fosse persino possibile”. “Il muro di Berlino appartiene alla storia e ci insegna che nessun muro che escluda le persone e limiti la libertà è troppo largo o alto da non èpoter essere abbattuto”, ha dichiarato. Alla cerimonia tenuta nella Cappella della riconciliazione di Berlino, la cancelliera ha ricordato tutti coloro che “venivano uccisi a questo muro perchè cercavano la libertà”. Poi: “I valori sui quali si fonda l’Europa, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto, il rispetto dei diritti dell’uomo devono essere costantemente difesi”, ha aggiunto Merkel. Presenti alle celebrazioni tanti capi di Stato provenienti da tutto il mondo per ricordare la caduta. In molti hanno deposto dei fiori su quel poco che resta del muro. A seguire, il discorso del presidente Frank-Walter Steinmeier a inizio serata alla Porta di Brandeburgo, prima di un grande concerto dell’orchestra filarmonica di Berlino. “L’unità tedesca è un regalo dell’Europa alla Germania, al termine di un secolo in cui i tedeschi hanno imposto sofferenze inimmaginabili a questo continente”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas.

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Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, che era di stanza in Germania da soldato nel 1989, è in visita a Berlino da mercoledì, per lasciare il Paese alla vigilia dell’anniversario. Quindi, ha incontrato Merkel e i membri del governo venerdì, tenendo poi un discorso in cui si è scagliato contro i pericoli rappresentati da Russia e Cina, e ha chiesto alla Nato di crescere e affrontare “le sfide attuali”. La Guerra Fredda “è finita da tempo” ma “i governi tirannici nel mondo continuano a utilizzare tattiche oppressive nello stile del totalitarismo sovietico” che “hanno gettato un’ombra duratura sulla storia”, ha detto invece il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel suo messaggio per il 30esimo anniversario della caduta del Muro di Berlino. Secondo Trump, occorre fare in modo che il destino del muro del Berlino “sia una lezione per i regimi e per i governanti oppressivi, ovunque” nel mondo: “nessuna cortina di ferro può contenere la volontà di ferro di un popolo che è deciso ad essere libero”, ha insistito Trump.

La caduta del Muro e della ‘cortina di ferro’ che avevano diviso l’Europa del dopoguerra aveva fatto sperare, all’epoca, in un’era di distensione e unità, di disarmo, di diffusione del modello delle democrazie liberali. Ma il vento sembra essere cambiato: le frontiere sono tornate; l’Ue accusa Paesi liberati 30 anni fa dal blocco comunista, come Ungheria e Polonia, di rimettere in causa lo Stato di diritto; ovunque la tentazione del nazionalismo si percepisce nelle opinioni. E sul piano geopolitico “la Guerra fredda è di ritorno” ma stavolta “con una differenza”, avvertiva l’anno scorso il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, segnalando che “i meccanismi e le tutele che permettevano allora di gestire i rischi di escalation non sembrano più esistere”. Gli Usa sono usciti dal trattato di disarmo Inf firmato durante la Guerra fredda, aprendo la strada a una nuova corsa agli armamenti contro la Russia, che mette le sue pedine ovunque Washington si ritiri come in Medioriente, e la Cina.

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Il Muro di Berlino “è stato per quasi un trentennio il simbolo opprimente della divisione dell’Europa e della costrizione per milioni di suoi cittadini” ha detto invece il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, secondo cui “un grande vento di speranza lo ha abbattuto il 9 novembre 1989, facendo di questa giornata un’alba di libertà e l’avvio di un nuovo percorso storico per la Germania, per tutto il continente, per il mondo intero. La fine della Guerra fredda e la riunificazione tedesca. Le immagini delle migliaia di giovani che demoliscono quel muro di incomunicabilità e di negazione dei diritti sono la rappresentazione di un’Europa dalle potenzialità enormemente accresciute, che sta a noi tutti sviluppare e non tradire”. Per il capo dello Stato, “questo giorno non può che richiamarci al coraggio delle scelte, alla responsabilità e all’impegno. In un tempo di mutamenti così profondi, l’Europa libera da barriere e totalitarismi può dare al mondo divenuto multipolare un contributo quanto mai prezioso in termini di civiltà, di cooperazione, di rispetto della persona e delle comunità”.

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