Berlusconi chiude la sua saga famigliare: “I miei figli non saranno candidati”

22 marzo 2014

Niente Pier Silvio né Marina (ma questo già si sapeva). E niente Barbara che nelle ultime ore sembrava, secondo molti, destinata a raccogliere le redini politiche del padre Silvio Berlusconi. È lo stesso Cavaliere, lasciando l’auditorium del Seraphicum dove ha partecipato alla convention dei club Forza Silvio, a scrivere la parola fine su una saga famigliare che sta tenendo molti sulle spine.

Non è un segreto, infatti, che dentro il partito sia ormai in corso una lotta senza esclusione di colpi. Giovani contro vecchi. Fedelissimi di oggi contro fedelissimi di ieri. Tutti preoccupati da un unico punto: che ne sarà di noi quando il Cavaliere dovrà fare il tanto rimandato passo indietro costretto a lasciare la politica dalla condanna definitiva per il processo Mediaset? Nessuno lo sa. E c’è chi continua a pensare che non si possa rinunciare a quel nome, “Berlusconi”, che tanti voti porta in dote. Così, “morto” il Cav, avanti un altro. Ma oggi è proprio il diretto interessato a gelare le speranze e le attese dei suoi: “Sono tutte invenzioni. I miei figli non saranno candidati nelle liste per le Europee”. Sarà vero? Chissà. Non resta cha aspettare le prossime settimane. Di certo la questione si riproporrà dopo le elezioni.

Campagna elettorale. Nell’attesa di conoscere la propria sorte Berlusconi continua a guidare il partito verso il voto di maggio. I temi sono sempre gli stessi: l’assetto istituzionale, la magistratura, l’Europa. Il Cavaliere spazia dalla debolezza del premier (“può togliersi la giacca e restare in camicia bianca quando tutti rimangono con la giacca, ma non ha potere”) al presidenzialismo, dall’attacco alla burocrazia a quello verso i giudici (“La magistratura oggi è un superpotere, un contropotere che tiene sotto di sé il potere parlamentare e il potere esecutivo”). Ma non disdegna anche argomenti più “popolari” come il Milan e la sua intenzione intenzione di costruire ospedali in Africa (“Prima delle elezioni mi stavo occupando, e voglio tornare a farlo quando entrerò nella mia terza giovinezza, del Milan che ha bisogno di me in questi tempi come sapete e spero di poter rimettere in attività con Guido Bertolaso la costruzione di ospedali per bambini nel mondo”).

C’è anche spazio per una barzelletta (“Berlusconi muore va all’Inferno e lo mette a posto, arriva in Purgatorio e aggiusta tutto quello che non va, infine va in Paradiso e il Padreterno in persona gli dice: “Silvio carissimo questa tua idea di trasformare il Paradiso in una società per azioni e di quotarla in Borsa è davvero splendida. Ma perché io dovrei fare il vicepresidente?”). Poi la volata finale: “L’unico strumento per vincere è stare vicino alla gente proprio come facciamo con i club. Basterebbero voti per vincere alla grande. È una follia? Dobbiamo provarci”. (Il Tempo)

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