Bolsonaro attacca Lula: “Una canaglia, non dategli munizioni”. Scarcerato l’ex capo dello Stato brasiliano

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9 novembre 2019

Il presidente del Brasile, jeir Bolsonaro, ha invitato “a non dare munizioni alla canaglia”, all’indomani del rilascio dal carcere dell’ex capo di Stato Luiz Inacio Lula da Silva. “Amanti della libertà e del bene, noi siamo la maggioranza – ha detto Twitter di Bolsonaro – non possiamo commettere errori”. Quindi ha aggiunto, senza nominare Lula: “E’ libero al momento, ma è colpevole”. Lula ha lasciato ieri il carcere di Curitiba, dopo 19 mesi di detenzione, accolto da una folla di sostenitori. All’indomani della sentenza pronunciata dal giudice della dodicesima sezione penale del tribunale federale di Curitiba, Danilo Pereira Junior, che ha stabilito “l’immediata liberazione” dell’ex capo dello Stato, Bolsonaro è intervenuto con toni militari nel quale invita i suoi sostenitori a non sostenere Lula. “Non possiamo commettere errori. Senza un nord ed un comando, anche la migliore truppa diventa una banda che spara contro tutti, compresi gli amici”. Centinaia di persone si erano piazzate di fronte alla sede della soprintendenza della polizia federale di Curitiba, in attesa della scarcerazione dell’ex presidente della Repubblica Luiz Inacio “Lula” da Silva.

Ad imprimere un’accelerazione agli eventi è stata una importante decisione presa ieri dalla Corte suprema locale (Tsj). Con sei voti favorevoli e cinque contrari, l’alta corte aveva infatti ritenuto valida la legge secondo cui un accusato non deve iniziare a scontare la pena in carcere prima dell’ultimo grado di giudizio. La sentenza della Corte suprema, che ha modificato quella adottata dallo stesso Tsf nel 2016, è stata approvata con il voto favorevole di sei magistrati e cinque contrari. Il parere decisivo è stato fornito dal presidente della Corte, il ministro Dias Toffoli, l’ultimo a pronunciarsi. La maggioranza dei magistrati ha ritenuto che secondo la Costituzione, nessuno può essere considerato colpevole fino a sentenza passata in giudicato e che la carcerazione preventiva lede il principio della presunzione di innocenza. Il provvedimento non porterà alla scarcerazione immediata delle persone la cui condanna non sia ancora definitiva. La decisione dovrà essere presa, caso per caso, dai vari tribunali che hanno comminato l’ultima sentenza. In alcuni casi, come per esempio la presunta pericolosità sociale dell’incriminato o il pericolo di fuga, la carcerazione potrebbe essere confermata. Secondo le stime prodotte dal Consiglio nazionale di giustizia, la misura potrebbe beneficiare circa cinquemila carcerati, 48 dei quali condannati per reati emersi nel filone delle indagini anti corruzione noto con il nome di “Lava Jato”.

Lula è agli arresti dal 7 aprile 2018, dopo essere stato condannato dalla corte d’Appello di Porto Alegre (Trf-4) a 12 anni anni e un mese di reclusione, in un processo nell’ambito dell’operazione “Lava Jato”, la “Mani Pulite” brasiliana. Si è trattato della seconda condanna per l’ex presidente nello stesso procedimento penale, dato che Lula è stato condannato in primo grado dal giudice federale Sergio Moro a nove anni e sei mesi di reclusione per corruzione e riciclaggio di denaro nel caso dell’appartamento su tre piani (triplex) nella città costiera di Guaruja. L’appartamento sarebbe stata una tangente data a Lula dal gigante delle costruzioni Oas, a cui l’ex presidente avrebbe garantito importanti contratti nella statale petrolifera Petrobras e in altre opere pubbliche. Un Tribunale regionale federale del Brasile ha fissato per il 27 novembre prossimo l’udienza per il ricorso d’appello per l’ex presidente brasiliano nell’altro caso che lo vede imputato: quello del podere di Atibaia. Il 6 febbraio, Lula è stato condannato dal giudice supplente Gabriela Hardt, del 13/o Tribunale federale di Curitiba, a 12 anni e 11 mesi di carcere per corruzione e reati di riciclaggio di denaro in questo processo che rappresenta la seconda condanna a carico dell’ex capo di Stato nell’ambito dell’inchiesta Lava Jato dopo quella nel caso del cosiddetto “triplex di Guarujà”.

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