Bomba contro bus turisti vicino alla piramidi, 17 feriti

Bomba contro bus turisti vicino alla piramidi, 17 feriti
19 maggio 2019

Un bus di turisti e’ stato colpito da un’esplosione vicino al Grande Museo egizio a Giza, a ovest della capitale egiziana Il Cairo. La deflagrazione, che ha mandato in frantumi i vetri del mezzo, ha causato il ferimento di 17 persone. Secondo le prime informazioni fornite dalle forze di sicurezza si tratta di 10 egiziani e 7 sudafricani, che hanno tutti subito lesioni lievi. L’ordigno, come mostrano anche le immagini diffuse sui social, era stato piazzato a lato della strada che porta al museo vicino alle piramidi ed e’ esploso durante il passaggio del mezzo. Oltre al pullman sono state distrutte anche alcune auto incolonnate nel traffico.

Il Grande Museo egizio di Giza e’ ancora in costruzione e l’inaugurazione e’ in programma per l’anno prossimo. L’attacco arriva poco piu’ di un mese prima del calcio d’inizio della Coppa delle nazioni africane organizzato in Egitto dal 21 giugno al 20 luglio. L’industria del turismo, cruciale per l’economia egiziana, e’ stata duramente colpita dall’instabilita’ politica e dagli attacchi conseguenti alla rivolta del 2011 che ha portato alla caduta del presidente Hosni Mubarak dopo 30 anni al potere. Da 14,7 milioni nel 2010, il numero di visitatori e’ sceso a 5,3 milioni nel 2016. Ma l’industria del turismo ha recuperato dal 2017. Nel dicembre scorso, un’esplosione aveva colpito un bus di turisti nella stessa zona: tre turisti vietnamiti e una guida locale erano rimasti uccisi, e altre dodici persone ferite.

I ferimenti vengono definiti leggeri ma, in maniera pesante, l’ordigno che colpito un bus di vacanzieri sudafricani nei pressi delle piramidi al Cairo conferma che il terrorismo continua a vedere nel lucroso turismo il ventre molle dove colpire l’amministrazione egiziana: quella del presidente Abdel Fattah al-Sisi, ora, come quella dell’autocrate Hosni Mubarak negli anni Novanta e Duemila. Del resto il turismo e’ un ganglio quasi vitale dell’economia egiziana, generando un quinto (20%) del Pil nazionale. Meno di cinque mesi fa, nello stesso quartiere dove e’ stato compiuto l’attentato sul pullman e dove sorgono le tre Piramidi di Giza e la Sfinge, tre turisti vietnamiti e una guida turistica erano rimasti uccisi per l’esplosione di un rudimentale ordigno avvenuta anche in quel caso al passaggio di un bus di vacanzieri e non rivendicata. Ma la botta che ha messo in ginocchio l’industria turistica di Sisi, fino alla recente ripresa, fu il charter esploso in volo il 31 ottobre del 2015 nel nord della penisola del Sinai, uccidendo 224 persone a bordo, quasi tutti turisti russi.

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Il Cairo non lo ha mai ammesso, ma Mosca e servizi Usa lo considerano un attentato terroristico, peraltro rivendicato dall’Isis. Il fenomeno comunque non e’ nuovo: Metrojet a parte, i peggiori attentati contro il turismo egiziano restano le bombe di Sharm el-Sheikh del 23 luglio 2005 rivendicate da Al Qaida (88 morti, tra cui sei italiani, e 110 feriti) e gli spari sui visitatori di un tempio di Luxor, del novembre 1997 (58 turisti e quattro egiziani uccisi). Negli anni Duemila vi erano stati altri due attentati turistici con oltre 20 morti (i 34 di Taba e Ras Shitan nel 2004 e le 23 vittime della localita’ balneare di Dahab nel 2006). La stagione nera di meta’ anni Novanta era stata connotata anche dall’attentato del 1996 a turisti greci davanti all’Hotel Europa al Cairo, con 18 vittime. Il turismo comunque e’ in ripresa dopo la forte flessione causata da due rivoluzioni (2011 e 2013) e attentati terroristici come quello contro il charter russo di quattro anni fa e altri contro forze della sicurezza.

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