Da Commissione europea assist alla May ma avanza ipotesi rinvio uscita Ue

Da Commissione europea assist alla May ma avanza ipotesi rinvio uscita Ue
12 gennaio 2019

In attesa dell’ora fatidica che per il Regno Unito cadra’ martedi’ alle ore 19 (le 20 in Italia) quando a Westminster il parlamento votera’ sul testo dell’accordo negoziato da Theresa May con Bruxelles – e secondo un’analisi della Bbc la May perdera’ con uno scarto di ben 228 voti – si intensifica il pressing diplomatico di Londra su Bruxelles. Forse proprio in virtu’ di questo pressing, il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato che occorre fare qualsiasi sforzo per impedire che si arrivi a una Brexit senza accordo ma che per tutte le rassicurazioni che si possono dare, questo non equivale a rinegoziare i termini dell’intesa.

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Le due capitali sono in contatto, ha spiegato un portavoce di Juncker, per capire quali rassicurazioni possano servire, soprattutto in relazione alla questione spinosa del confine fra le due Irlande. Le carte, quali che siano, dovrebbero essere rivelate solo lunedi’, a poche ore dal voto del giorno seguente. Intanto si fa sempre piu’ strada l’ipotesi di un’estensione dell’articolo 50 (che sancisce appunto l’uscita dalla Ue il 29 marzo), un’operazione che Londra potrebbe avviare unilateralmente. Un suggerimento in questo senso alla May e’ giunto dal conservatore ribelle Dominic Grieve, quel medesimo deputato (ex procuratore generale) che nei giorni scorsi ha inflitto una severa sconfitta al primo ministro avanzando l’emendamento (poi votato dalla camera dei comuni) che impone al governo di presentare un piano alternativo entro tre giorni dopo la probabile sconfitta di martedi’.

Come gia’ avvenuto nei giorni scorsi, un portavoce di Downing Street si e’ affrettato a indicare che non vi e’ alcuna intenzione di spostare la data oltre il 29 marzo e del resto non avrebbe alcun senso (politico) ammettere la possibilita’ di questa strada a pochi giorni dal voto. Una smentita che tuttavia non e’ servita a spazzare via le congetture di chi ritiene probabile questo scenario, rilanciato peraltro nel pomeriggio dall’Evening Standard secondo cui alcuni ministri avrebbero confidato che appare sempre piu’ probabile un rinvio per la semplice mole di lavora legislativo che deve essere completato prima dell’uscita dal blocco. “Certamente se martedi’ portera’ una sconfitta e ci vorra’ del tempo per arrivare a una soluzione – ha confidato anonimamente un ministro al quotidiano – poi non si riesce bene a capire come faremo a passare tutte le leggi necessarie entro il 29 marzo”.

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Intanto il segretario di Stato per l’Irlanda del Nord, Karen Bradley, ha sottolineato il rischio che una hard Brexit potrebbe mettere a rischio gli accordi costituzionali del Regno Unito e generare tensioni. “Sono certa – ha detto – che creera’ sentimenti di disagio per le persone in tutte le parti del Regno Unito che non volevano che noi lasciassimo la Ue”. Secondo alcuni media britannici, nel corso di una riunione del consiglio dei ministri martedi’ scorso, la stessa Bradley avrebbe anche detto che un referendum sulla riunificazione dei confini fra le due Irlande “sarebbe molto piu’ probabile”, nel caso il Regno Unito uscisse dalla Ue senza un accordo.

Il base all’accordo del Venerdi’ santo, un referendum sulla riunificazione dell’Irlanda puo’ essere indetto solo dal segretario di Stato per l’Irlanda del Nord se vi sono indicazioni che la maggior parte della popolazione voterebbe a favore. A domande dirette su queste indiscrezione la Bradley ha tuttavia preferito non rispondere. “Non rilascio commenti su cio’ che puo’ essere stato detto o non detto in un meeting privato – ha spiegato – sono ben cosciente dei miei doveri in base agli accordi del Venerdi’ santo e sono ben cosciente che la questione dello status costituzionale dell’Irlanda del Nord riguarda il popolo dell’Irlanda del Nord. Il mio lavoro come segretario di Stato e’ di arrivare a un accordo che ci porti fuori dall’Unione Europea come Regno Unito e che sia buono per tutti i cittadini del Regno, e questo significa anche per i cittadini dell’Irlanda del Nord”.

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