Brexit, Londra sotterra leggi Ue. Ma il governo prevede scenario da dopoguerra

Brexit, Londra sotterra leggi Ue. Ma il governo prevede scenario da dopoguerra
Boris Johnson
18 agosto 2019

Boris Johnson procede a passi decisi verso la Brexit, sebbene tra i parlamentari covi una rivolta contro il premier britannico e lo stesso governo preveda uno scenario da dopoguerra per il giorno dopo il 31 ottobre, data fissata per l’uscita di Londra dall’Unione europea. Il governo britannico ha emesso un decreto che mette fine dal prossimo 31 ottobre a tutte leggi dell’Ue in vigore nel paese. Si tratta di un passaggio burocratico, dal carattere soprattutto simbolico, con cui probabilmente Johnson intende mettere pressione su Bruxelles, affinche’ torni al negoziato sulla Brexit. L’European Communities Act fu emanato 46 anni fa, e fece di Londra uno dei Paesi protagonisti dell’unita’ politica del continente: esso consente alle leggi europee di confluire direttamente nel sistema normativo britannico.

Quello di oggi, ha affermato il ministro della Brexit, Stephen Barclay, e’ “una pietra miliare per la riappropriazione del controllo sulla legislazione da parte del Regno Unito. E’ un segnale chiaro che il popolo non torna sui propri passi, e che, come promesso, lasceremo l’Unione europea il 31 ottobre, qualsiasi cosa accada”. Le ipotesi sui vari problemi che il Regno Unito dovra’ affrontare in caso di un’uscita dalla Ue senza accordo sono parte del piano battezzato col nome in codice ‘Operation Yellowhammer’, ha affermato il Sunday Times, rivelando un rapporto segreto del Cabinet Office, in cui viene messa a punto “la valutazione piu’ completa sulla preparazione del Paese al no-deal”. Il dossier prevede che l’85% dei camion che passano per il Canale della Manica “potrebbero non essere pronti” per la dogana francese, cosa che causerebbe forti disagi nei porti, che durerebbero fino a tre mesi. Il governo, inoltre, ritiene sia molto probabile un confine “duro” tra le ‘due Irlande’, in quanto gli attuali piani per evitare la fioritura di posti di blocco si dimostreranno insostenibili.

La fornitura di medicinali potrebbe poi “essere suscettibile di gravi e lunghi ritardi”, che colpirebbe anche quella di generi alimentari e carburante. Insomma, un “collasso catastrofico nelle infrastrutture” del Paese. “Penso – ha detto il ministro dell’Energia, Kwasi Kwarteng – che ci sia molto allarmismo e che molte persone stiano giocando al ‘Progetto Paura’”. Una fonte di Whitehall ha, pero’, spiegato al Sunday Times che “questo non e’ un ‘Progetto Paura’, ma la previsione piu’ realistica di cio’ che la gente dovra’ affrontare in caso di no deal. Si tratta di scenari ragionevoli e basilari, non certo del peggiore dei casi”. Con quasi 1/3 del cibo consumato in Gran Bretagna che arriva dai paesi dell’Unione Europea, ha dal canto suo affermato Coldiretti in una analisi del piano britannico, “uno scenario preoccupante e’ giustificato”. La rivelazione del documento arriva alla vigilia della prima visita in Francia e Germania di Boris Johnson nella veste di premier; il capo del governo britannico vedra’ il presidente francese, Emmanuel Macron, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e sara’ ao’ G7 di Biarritz.

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A tentare di sbarrare la strada a Johnson e’ un fronte anti-No deal alla Camera dei Comuni. Un gruppo di oltre 100 parlamentari di tutti i partiti a Westminster, tranne gli unionisti del Dup, ha chiesto al primo ministro di richiamare il Parlamento dalla pausa estiva. I Tory Dominic Grieve e Guto Bebb sono tra i firmatari della lettera inviata a Johnson, accusato di “insidioso e inquietante populismo” per la gestione delle trattative con la Ue. L’appello e’ sostenuto anche dalla leadership del maggiore partito di opposizione, il Labour. “Il mio messaggio a tutti i parlamentari e’ semplice e urgente – ha detto detto Jeremy Corbyn, capo del Labour – solo lavorando insieme possiamo fermare il ‘No deal'”. Nei giorni scorsi Corbyn aveva chiesto ai parlamentari di appoggiare una mozione di sfiducia contro il governo Johnson e di conferirgli l’incarico di premier di un governo a tempo, con l’obiettivo di evitare una Brexit senza accordo, chiedendo un’altra proroga a Bruxelles.

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