Brexit, sterlina perde terreno dopo il parere di Cox. Stasera voto su ultimo accordo con l’Europa

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12 marzo 2019

Balzo indietro della sterlina dopo il parere legale prudente dell’attorney general Geoffrey Cox sul valore delle intese allegate all’accordo sulla Brexit raggiunte ieri da Theresa May a Strasburgo con i vertici Ue e sul rischio legale “ridotto” ma non cancellato del cosiddetto backstop. La valuta britannica ha perso subito uno 0,7%, trascinata all’ingiu’ anche dalle prime reazioni scettiche di deputati Tory brexiteer ultra’ come John Redwood e Mike Francois sulla possibilita’ di far rientrare il loro dissenso rispetto al voto di ratifica. I parlamentari britannici voteranno oggi sull’accordo sulla Brexit di Theresa May, dopo che il primo ministro ha ottenuto modifiche “legalmente vincolanti” in seguito alle trattative dell’ultimo minuto a Strasburgo con l’Unione Europea. La premier ha spiegato che i cambiamenti determineranno che il backstop irlandese – il meccanismo per garantire l`esistenza di un confine non rigido tra Irlanda (Paese membro dell`UE) e Irlanda del Nord – potrebbe non “diventare permanente”.

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha però affermato che i cambiamenti non si avvicinano minimamente a ciò che May aveva promesso. Resta da vedere se i parlamentari voteranno “sì” all’accordo questa sera. Il punto di vista legale sulle modifiche apportate dal Procuratore generale Geoffrey Cox sarà probabilmente un fattore nel preludio al voto della Camera dei Comuni. Infatti, l’attorney general britannico Geoffrey Cox ha fornito il suo parere legale, affermando che le nuove misure “riducono il rischio” che la Gran Bretagna resti “indefinitamente e involontariamente” intrappolata in una partnership con la Ue per via del backstop sul confine irlandese. Tuttavia, ha aggiunto Cox, “il rischio legale resta invariato” e Londra non ha possibilità di sottrarsi al backstop senza l’assenso della Ue. Il parere di Cox era atteso dalla fazione più euroscettica del partito conservatore, nonchè dagli alleati unionisti nordirlandesi di May, per decidere se appoggiare o meno l’intesa al voto di stasera in Parlamento. I fautori più convinti della Brexit vedono il backstop, la clausola di garanzia che consente di tenere aperto il confine tra l’Irlanda del Nord, regione del Regno unito, e la Repubblica d’Irlanda, Paese Ue, anche dopo la Brexit e anche in assenza di una nuova intesa doganale Ue-Gb, come una pericolosa residua cessione di sovranità a Bruxelles.

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Per tenere aperta la frontiera infatti, come previsto dagli accordi di pace del 1997 che posero fine alla guerra civile in Irlanda del Nord, il Regno unito dovrà continuare seguire le norme Ue su vari tipi di prodotti e merci, anche se non riuscirà a concludere una nuova intesa commerciale con Bruxelles. Ieri in un incontro a Strasburgo May e Juncker hanno concordato una serie di annessi all’intesa principale sul divorzio Ue-Gb che dettagliano in maniera legalmente vincolante le modalità e i procedimenti con cui Londra e Bruxelles dovranno lavorare in tempi rapidi a una nuova intesa commerciale che eviti il backstop. L’accordo iniziale, siglato a dicembre da May e dai capi di Stato e di governo dei Ventisette, a gennaio era stato bocciato sonoramente dal Parlamento, con un margine di 230 voti. May aveva poi ottenuto da Westminster un mandato per rinegoziare con Bruxelles la sola clausola del backstop. Stasera alle 20 italiane è atteso l’inizio del nuovo voto parlamentare sulle 585 pagine dell’intesa e sugli annessi concordati ieri. Se il testo fosse bocciato domani il parlamento si esprimerà sull’opportunità di evitare una Brexit senza accordo, il cosidetto no-deal, il prossimo 29 marzo. Se come previsto la Brexit no-deal dovesse essere esclusa, giovedì il Parlamento voterà per dare mandato a May di chiudere all’Ue un rinvio della Brexit.

 

In una conferenza stampa con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, May ha affermato di aver realizzato ciò che il parlamento le chiedeva di fare. Diversa – opposta – la posizione del Labour, secondo cui i colloqui sono falliti. Parlando al fianco della May a Strasburgo, Juncker ha avvertito che se l’accordo sarà respinto, non ci sarà “nessuna terza possibilità”. È stata raggiunta un’intesa su due documenti dopo che May è volata all’Europarlamento ieri sera insieme al segretario alla Brexit, Steve Barclay, per colloqui dell’ultimo minuto con Juncker e il capo negoziatore Ue sulla Brexit, Michel Barnier. Il primo è uno “strumento legalmente vincolante” sull’accordo di ritiro che il Regno Unito potrebbe utilizzare per avviare una “controversia formale” nei confronti dell’UE se tentasse di mantenere il Regno Unito legato indefinitamente al backstop. L’altro è una dichiarazione congiunta sul futuro rapporto tra Regno Unito e Unione europea che si impegna a sostituire il backstop con un’alternativa entro dicembre 2020.

“I parlamentari erano stati chiari sul fatto che fossero necessarie modifiche legali al backstop, oggi abbiamo ottenuto modifiche legali”, ha detto il premier, “Ora è il momento di riunirsi per sostenere questo accordo sulla Brexit migliorato e dare indicazioni al popolo britannico”. Il Partito Unionista democratico, sul cui sostegno May fa affidamento alla Camera dei Comuni, ha detto che intende “esaminare il testo riga per riga” prima di decidere se sostenere l’accordo. L’ultima volta che l’accordo di ritiro di May è stato presentato in parlamento, a gennaio, è stato bocciato con un margine storico di 230 voti. Il Regno Unito lascerà l’UE il 29 marzo 2019 dopo aver votato la Brexit – 52 per cento contro 48 per cento, 17,4 milioni di voti contro 16,1 – nel 2016.

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