Bufera procure, Greco: “Logiche romane umilianti e sconcertanti” nel Csm

Bufera procure, Greco: “Logiche romane umilianti e sconcertanti” nel Csm
Francesco Greco
19 giugno 2019

Francesco Greco prova a erigere un muro tra “Milano la virtuosa” e la “Roma degli alberghi” dove magistrati e politici decidono le nomine ai vertici degli uffici giudiziari e chi deve indagare su cosa, come emerge dall’indagine che sta scuotendo il Consiglio Superiore della Magistratura. L’ispirazione arriva dalla figura di Walter Mapelli, collega morto l’8 aprile scorso a cui e’ dedicato un convegno nell’aula magna del Palazzo di Giustizia. Per tre volte la voce del procuratore di Milano s’inceppa nel ricordo dell’amico, ma non quando parte l’attacco al ‘sistema’: “Abbiamo vissuto la stessa situazione di umiliazione per avere lavorato per tutelare l’economia sana – spiega Greco alludendo alla comune competenza sui reati economici con Mapelli – ma queste non erano cose utili per ottenere un incarico direttivo, con questo mondo che non ci appartiene, che non appartiene, soprattutto, ai magistrati del nord, e che vive negli alberghi e nelle retrovie della burocrazie romana”.

Un universo che “abbiamo dovuto conoscere, apprendere nelle sue logiche di funzionamento e che ci ha lasciati sconcertati e umiliati, perche’ ci chiedevamo: ‘beh, in fondo noi abbiamo lavorato come tanti magistrati, riteniamo che per anzianita’, per meriti, per alcuni risultati ottenuti e per le nostre potenzialita’ ancora inespresse possiamo fare questo tipo di domande (al Csm, ndr)’ e invece poi capisci che le logiche sono altre. Poi, per fortuna le cose sono andate bene (Greco e’ diventato capo della Procura di Milano e Mapelli di quella di Bergamo, ndr), pero’ ricordo che Walter, come tanti altri magistrati, questo tipo di esperienza non la meritava. Io penso che una domanda come la sua – conclude – avrebbe dovuto portare a stappare bottiglie di champagne invece non e’ stato facile. Ci siamo resi conto che recuperare soldi per l’erario non era un lavoro utile per ottenere un incarico direttivo. Lo dico perche’ in questi giorni mi e’ venuto proprio da pensare a queste chiacchiere con lui”.

Chiaro il riferimento alla riunione notturna in un albergo romano dove, secondo la Procura di Perugia, Palamara, cinque consiglieri del Csm e gli esponenti del Pd Luca Lotti e Cosimo Ferri avrebbero discusso di nomine e voti ‘ascoltati’ da un trojan installato dagli inquirenti nel telefono dell’ex presidente di Anm. Le intercettazioni hanno portato alle dimissioni delle toghe coinvolte e all’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che venerdi’ sara’ presente al plenum convocato in seduta straordinaria per accogliere due nuovi membri e segnare un punto e a capo.

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Un altro magistrato intervenuto al convegno, il presidente della sezione misure di prevenzione Fabio Roia, ha parlato del caso Csm affermando che “la cricca era interessata solo alla spartizione delle procure e non alla presidenze dei tribunale, ma non c’e’ giudice libero senza pubblico ministero libero”. Milano si era gia’ ‘smarcata’ dalle vicende romane con un comunicato del 3 giugno scorso in cui l’Associazione Nazionale Magistrati, dopo una riunione delle 400 toghe del distretto, aveva chiesto le dimissioni dei membri del Csm implicati. E tre giorni fa proprio un pubblico ministero milanese, Luca Poniz, e’ stato nominato al vertice del ‘parlamento’ dei magistrati. Dopo avere assicurato di essere “totalmente estraneo a questa contingenza”, ha garantito il suo impegno nella lotta “contro la degenerazione del carrierismo e del correntismo”.

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