Camere, risiko capigruppo e uffici presidenze

Camere, risiko capigruppo e uffici presidenze
Roberto Fico, presidente della Camera
27 marzo 2018

Manca un senatore al plenum di palazzo Madama. Si lavorerà dunque, per ora, con 314 eletti e sei senatori a vita e di diritto. Fino a quando la Giunta per le elezioni, una volta insediata nella sua composizione definitiva, interpreterà la norma della legge elettorale in base alla quale per mancanza di altri candidati eleggibili in Sicilia, è mancato un ulteriore seggio al Movimento 5 stelle, cui spettava in base ai voti espressi. I gruppi parlamentari che si costituiranno oggi, quindi, restano incompleti, almeno a palazzo Madama, ma le incertezze sulla loro composizione sono ormai poche. I quattro centristi della “quarta gamba” hanno annunciato da tempo la confluenza nel gruppo di Forza Italia, cosa che per ora non è prevista alla Camera, dove Lupi e gli altri di Noi con l’Italia per ora sono destinati al Misto, che al momento dovrebbe contare su 33 deputati (12 invece i senatori destinati per ora al Misto). I numeri certi dei gruppi, dicono le fonti parlamentari ufficiali, si potranno avere solo oggi. Le incertezze riguardano poche collocazioni di singoli: Pier Ferdinando Casini, eletto a Bologna nell’uninominale per il centrosinistra, ha fatto sapere di volersi iscrivere al gruppo delle autonomie che contiene le minoranze linguistiche.

Tutti i nomi dei capigruppo annunciati dalle forze parlamentari

I senatori a vita col nuovo regolamento sono esentati dall’obbligo di iscriversi a un gruppo ma potrebbero comunque scegliere di farlo. Gli esponenti di +Europa (tre alla Camera e Emma Bonino al Senato) confluiranno nel Misto, insieme agli ex M5S “scomunicati” dopo lo scandalo dei mancati versamenti o per altre ragioni legate alla documentazione sulle candidature. Sono due al Senato e 4/5 alla Camera (ci sono incertezze perfino nelle fonti ufficiali stellate sul punto). Riammesso nel gruppo il solo Dessì, il candidato che aveva la casa in affitto a 7 euro. Leu sarà nel Misto coi suoi 4 eletti al Senato (dove aveva la presidenza nella precedente legislatura con Loredana De Petris) e con i suoi 14 deputati a Montecitorio, dove però i precedenti indicano che quando sarà costituito l’ufficio di presidenza della Camera potranno ottenere la deroga per costituire un gruppo autonomo anche se sotto il numero regolamentare dei venti deputati. Quanto ai capigruppo, annunciati da tempo quelli del M5S (Danilo Toninelli al Senato e Giulia Grillo alla Camera), certi quelli della Lega Giancarlo Giorgetti alla Camera e Gian Marco Centinaio a palazzo Madama, vengono dati per “probabili” quelli di Forza Italia: Annamaria Bernini al Senato e Mariastella Gelmini alla Camera.

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Lorenzo Guerini a Montecitorio e Andrea Marcucci al Senato i “probabili” per il Pd, ancora impegnato nella gestione delle trattative interne che investono anche i posti istituzionali in quota opposizione, a cominciare dalle vicepresidenze delle due Camere. E proprio le poltrone istituzionali potrebbero essere oggetto del passaggio immediatamente successivo alla formazione dei gruppi, convocati per oggi sia alla Camera sia al Senato in vista dell’elezione dei capigruppo. Oltre al completamento delle cariche che affiancheranno Roberto Fico e Elisabetta Alberti Casellati (vicepresidenti, questori e segretari d’aula), potrebbe, se le consultazioni per la formazione del Governo andassero per le lunghe, il M5S potrebbe rilanciare la proposta già avanzata nella scorsa legislatura, senza successo: oltre alla commissione speciale per il varo tempestivo del Def, elezione di tutte le cariche nelle commissioni permanenti, in base alla proporzione fra le forze politiche uscita dai risultati elettorali invece di aspettare di “allineare”, come da prassi, le presidenze di commissione alla futura maggioranza di governo. Stavolta, se si ripresentasse l’asse Salvini-Di Maio che ha sbloccato l’impasse sui presidenti, la manovra “parlamentarista” dei 5 stelle potrebbe anche avere successo.

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