Campi profughi del Myanmar: omicidi, stupri sulle donne e torture. Guterres: “Mi hanno raccontato atrocità inimmaginabili”

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3 luglio 2018

“Racconti di atrocità inimmaginabili”. Sono le parole usate dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres per descrivere ciò che ha udito durante la sua visita di lunedì 2 luglio 2018 nei campi profughi del Bangladesh dove vivono migliaia di profughi Rohingya, la minoranza etnica musulmana cacciata dal Myanmar con una vera e propria operazione di “pulizia etnica”. Guterres ha chiesto senza mezzi termini che il Myanmar sia ritenuto responsabile di crimini contro i Rohingya.

“Dobbiamo raggiungere un accordo o creare un documento comune con il governo del Myanmar – ha detto – per iniziare a spianare la strada affinché vengano riconosciuti i diritti di queste persone”. “Talvolta la gente tende a dimenticare chi è responsabile di ciò che che è accadutyo – ha concluso Guterres – quindi cerchiamo di essere chiari sulle responsabilità che sono del Myanmar ma è vero anche che la comunità internazionale non è stata in grado di fermare tutto questo”.

Guterres ha descritto la situazione dei Rohingya come “un incubo per i diritti umani e umanitari”, prima di fare visita ai profughi fuggiti dal Myanmar per evitare le atroci violenze di massa dell’esercito, gli omicidi, gli stupri sulle donne, le torture, i villaggi bruciati e rasi al suolo. Un evento che il numero uno delle Nazioni Unite non ha esitato a definire “una delle storie più tragiche in relazione alla violazione sistematica dei diritti umani”.

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