Cara di Castelnuovo chiude, scoppia polemica. Salvini, regolari verranno solo trasferiti

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22 gennaio 2019

Il Cara di Castelnuovo di Porto, il secondo centro per rifugiati piu’ grande d’Italia, e’ in via di chiusura, ufficialmente per lo scadere al 31 gennaio dell’appalto gestito dalla cooperativa Auxilium. Ma e’ certo che il suo smantellamento risente degli effetti del decreto sicurezza. Il Pd parla di “deportazione inaccettabile” mentre Salvini – in diretta Facebook – assicura che coloro i quali erano li’ “con diritto” saranno solo trasferiti, parlando di “scelta di normalita’”, chiudendo “una struttura sovradimensionata” e risparmiando “il milione di euro di contratto di affitto e i 5 milioni della gestione annua”. Nel centro, che ospita 535 persone (401 uomini, 120 donne e 14 bambini), era andato a far visita nel Giovedi’ Santo del 2016, Papa Francesco e la struttura era considerata un esempio virtuoso di accoglienza e integrazione. Sotto una pioggia battente, e tra le proteste di alcune associazioni locali, e’ partito oggi un pullman con a bordo una trentina di ospiti, attesi in Basilicata. Altri pullman saranno organizzati nei prossimi giorni per ‘smistare’ poco piu’ di 300 migranti nei Cas di altre regioni, mentre i titolari di protezione umanitaria – che hanno perso il diritto alla prima accoglienza per effetto del ‘decreto Salvini’ convertito in legge – dovranno trovarsi da soli una sistemazione alternativa e rischiano di ritrovarsi in strada.

“In 24 ore – ha detto il sindaco di Castelnuovo, Riccardo Travaglini – e’ stato smantellato quanto di buono era stato fatto in questi anni. In questo territorio abbiamo fatto tanta accoglienza, sono transitati di qui 8 mila richiedenti asilo”. I bambini ora dovranno lasciare le scuole dove erano inseriti e i giovani (che avevano avviato percorsi di integrazione) rischiano di trovarsi per strada. E a rischio sono anche i 107 lavoratori della cooperativa (medici, psicologi, mediatori culturali e insegnanti). Nel Comune, nel pomeriggio, si e’ svolta una marcia silenziosa di protesta dalla parrocchia di Santa Lucia in Pontestorto. Presenti gruppi parrocchiali, ragazzi delle scuole, volontari, associazioni del territorio, sindacalisti. “Gesu’ era rifugiato, siamo tutti rifugiati”, la scritta su un cartello esposto dai manifestanti. “Siamo dispiaciuti e preoccupati. Chiediamo che non vengano trattati come bestiame”, ha commentato al Sir il parroco, padre Jose’ Manuel Torres, messicano, dei Servi di Gesu’. “Hanno voluto sgomberare il centro velocemente in modo un po’ misterioso – ha poi aggiunto -: basti pensare che l’autista del pullman nemmeno sapeva dove doveva andare, forse in Basilicata”. “Padre, perdona loro, perche’ non sanno quello che fanno”. Scrivono in un tweet i frati di Assisi indirizzandolo a @matteosalvini, @luigidimaio e @GiuseppeConte.

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Padre Torres si dice preoccupato per le sorti di coloro che non hanno ottenuto lo status di rifugiati e hanno i permessi umanitari in scadenza. “Dove andranno? Uno di loro, Anthony, nigeriano, faceva il sagrestano in parrocchia. “Era bravissimo. E’ un dono che ci e’ stato tolto”, ha continuato ricordando che la parrocchia seguiva due donne, una del Kenya e l’altra nigeriana, che si stavano preparando al battesimo. E poi i tanti bambini coinvolti nei centri estivi all’oratorio di san Gabriele, “anche musulmani”. “Per noi e’ stata una grande occasione di scambio tra culture – osserva padre Torres – ma c’e’ anche gente un po’ chiusa che non vedeva di buon occhio questa situazione”. Sulle modalita’ sull’inizio dello sgombero del Cara, sale la rabbia su Twitter. “Non celebrate la Giornata della memoria se poi non riconoscete queste per quelle che sono: deportazioni”, e’ il post di un utente.

“Le mogli separati dai mariti, i bimbi dai padri, sono flash di incubi da cui pensavamo a torto di esserci svegliati”, scrive Sarita; “Se butti la gente per strada e la costringi a dormire per terra non puoi lamentarti se qualcuno poi delinque, l’hai messo tu in tali condizioni”, accusa Luigi; “Queste cose accadevano nella Germania nazista e noi lo stiamo permettendo nell’Italia repubblicana”, e’ un altro commento. Il sindaco di Castelnuovo di Porto, Riccardo Travaglini, contattato dall’AGI conferma che domani continueranno i presidi “attenderemo l’uscita degli altri migranti, saremo presenti anche con un presidio sanitario. Oggi e’ stata scritta una brutta pagina”. “Stasera – ha poi aggiunto – una ragazza somala di 25 anni dormira’ a casa mia, abbiamo deciso di ospitarla come comunita’ di Castelnuovo, poi domani vedremo cosa possiamo fare per lei”. “Balle spaziali” le ricostruzioni giornalistiche sul caso, ha ribattuto il vicepremier Matteo Salvini. “Chi ha diritto non perdera’ nulla semplicemente verra’ trasferito in altre bellissime strutture. Noi non mettiamo sulla strada nessuno. Io mi rifiuto di spendere sei milioni, disperdere sei milioni di euro all’anno dei cittadini italiani quando si puo’ fare in altra maniera. Capisco che qualcuno che si sta innervosendo perche’ stiamo smontando il business. La pacchia e’ finita”, ha concluso.

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