Caso Siri, per la Lega “rischio precedente pericoloso”. Oggi scontro con M5s

Caso Siri, per la Lega “rischio precedente pericoloso”. Oggi scontro con M5s
Sede del Consiglio dei ministri
8 maggio 2019

Non si dovrebbe andare alla conta, ma sara’ comunque scontro in Consiglio dei ministri. Alla vigilia della riunione forse piu’ difficile in undici mesi di ‘governo del cambiamento’, M5s e Lega affilano i coltelli sul caso Siri. Appuntamento alle 10 a Palazzo Chigi per la ‘resa dei conti’ sulla vicenda del sottosegretario leghista, indagato per corruzione. Il caso divide i due azionisti della maggioranza da 18 giorni: da una parte M5s che, dopo aver disposto, tramite il ministro Danilo Toninelli, la revoca delle deleghe, chiede un passo indietro definitivo di Siri dal governo; dall’altra, il movimento di via Bellerio che difende il collega di partito e non tollera allontanamenti e ‘processi politici’ sulla base di un avviso di garanzia. Nel mezzo, il presidente del Consiglio, cui, per legge, spetta la proposta di revoca: il premier, giovedi’ scorso, ha annunciato la sua decisione a favore di un’uscita di Siri dal governo, alimentando ancora di piu’ le tensioni interne alla maggioranza. Malgrado i due capi politici di M5s e Lega, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, evochino la possibilita’ che il Consiglio si esprima con un voto sulla questione, la procedura non lo prevede.

La revoca dell’incarico di un sottosegretario avviene infatti formalmente con decreto del presidente della Repubblica, che recepisce un atto politico su proposta del presidente del Consiglio d’accordo con il ministro competente (in questo caso Toninelli), ‘sentito il Consiglio dei ministri’. Il parere non e’ vincolante e non e’ quindi previsto alcun voto, alcuna conta, come ha sottolineato anche lunedì Conte. Quello che sicuramente ci si puo’ attendere e’ che il premier illustri la proposta di revoca dell’incarico a Siri, che i ministri dei 5 stelle si dichiarino a favore, che quelli leghisti esprimano la loro contrarieta’ (assenti i ministri di Economia ed Esteri, Tria e Moavero). La Lega ha ribadito che Siri non si dimettera’ prima della riunione di Palazzo Chigi e al momento non sarebbero in programma vertici o incontri prima del Consiglio dei ministri per arrivare a una soluzione di compromesso (Salvini dovrebbe arrivare a Roma, da Milano, a ridosso dell’orario di convocazione per trattenersi a Palazzo Chigi almeno fino alle 12). Il vicepremier leghista “e’ tranquillo – sostiene chi ha parlato con lui oggi – ma domani (oggi, ndr) sara’ netto nell’esprimere il ‘no’ della Lega. Anche perche’ sarebbe un precedente pericoloso far dimettere qualcuno senza uno straccio di prova”.

“Io credo che sia assurdo ci sia una frattura di governo su un’inchiesta per corruzione. Non saremo noi ad aprire crisi, non saremo noi a parlare di poltrone”, ha scandito Di Maio, che ha convocato una conferenza stampa con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per parlare anche dell’inchiesta per tangenti in Lombardia che coinvolge anche esponenti FI e FdI: “Tre settimane si potevano risolvere in tre ore. Si e’ scelto di arrivare fino al Consiglio dei ministri. Si votera’ serenamente ma e’ un messaggio sbagliato da dare al Paese spaccare un governo su un tema che dovrebbe unirci tutti. La lotta alla corruzione”. Di Maio ha quindi lanciato “l’ultimo appello” agli alleati leghisti a favore di un passo indietro volontario del sottosegretario. La Lega “tiene una posizione non condivisa dalla maggioranza degli italiani e in questi casi il vero comitato di conciliazione e’ domani (oggi, ndr)”, ha scandito, citando l’organo per risolvere i conflitti istituiti dal Contratto di governo. “Vedrete che domani (oggi, ndr) ci sara’ un Consiglio dei ministri che si svolgera’ molto serenamente”, ha tentato di tranquillizzare gli animi Conte. “Non c’e’ da avanzare o arretrare, la situazione e’ molto chiara, il mio percorso e’ stato sempre molto lineare”, ha insistito. Ma il clima non e’ affatto rasserenante, anche se entrambi i contraenti di governo escludono l’ipotesi che si arrivera’ alla crisi.

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“La vicenda Siri non mi appassiona. Se i 5 stelle voteranno le dimissioni di un sottosegretario senza prove se ne assumeranno le responsabilita’”, ha affermato Salvini. “Mi sembra evidente che con M5s ci sia una spaccatura, e non solo su Siri. C’e’ una differenza di vedute sulla Tav, sull’autonomia, sull’immigrazione…”, ha attaccato il ministro dell’Interno. “Se votano, noi votiamo contro, ma continuiamo a fare i ministri e i senatori. Se vanno al voto e dimettono una persona senza che sia mezza prova se ne prendono la responsabilita’”, ha aggiunto. Ma in ogni caso, il vicepremier leghista ha ribadito ancora una volta che “l’ultima delle cose di cui hanno bisogno gli italiani e’ una crisi di governo”. In serata, ieri, Salvini ha poi alzato il tiro, annunciando che oggi portera’ in Consiglio la Flat tax, cavallo di battaglia proprio di Siri. “Per me, prima si fa meglio e’. Io lo porto gia’ domani (oggi, ndr) in Consiglio dei ministri. Non so se saranno tutti presenti, mi pare che Tria e Moavero siano impegnati in missione all’estero”, ha concluso. “Salvini vuole portare la flat tax in Consiglio dei ministri? non vedo l’ora, sono prontissimo a votarla, se ci portano pure le coperture – ha subito ribattuto Luigi Di Maio -. Io domani (oggi ndr) porto il salario minimo, così abbassiamo le tasse e alziamo gli stipendi, che gli italiani sono contentissimi”.

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