Rajoy all’attacco: lavoriamo per far perdere indipendentisti

Rajoy all’attacco: lavoriamo per far perdere indipendentisti
Il premier spagnolo Mariano Rajoy
14 novembre 2017

“Lavoreremo perché i partiti indipendentisti non vincano” le prossime elezioni regionali catalane del 21 dicembre: lo ha affermato il premier spagnolo, Mariano Rajoy, lanciando un appello a una partecipazione “in massa” degli elettori. In un’intervista rilasciata all’emittente radiofonica dei vescovi spagnoli, la Cadena Cope, Rajoy ha spiegato che le elezioni sono state organizzate in tempi rapidi per permettere “la revoca dell’articolo 155” con cui è stata commissariata la regione; tuttavia, ha aggiunto che chiunque vinca le elezioni “dovrà rispettare la legge”, lasciando quindi in dubbio quali potrebbero essere gli scenari se ad imporsi fossero gli indipendentisti. Un’ipotesi tutt’altro che remota: i partiti indipendentisti hanno scelto di non presentarsi con una lista unitaria, il che con il complicato metodo proporzionale in vigore nelle elezioni potrebbe persino favorirli, ma rappresentano comunque la maggioranza quanto meno relativa della popolazione e anche quella mobilitazione della “maggioranza ridotta al silenzio” auspicata da Rajoy potrebbe rappresentare in realtà un serbatoio di voti analogo a quello degli “unionisti”. L’ago della bilancia saranno le formazioni favorevoli ad una “terza via”, quella della riforma costituzionale, fino ad ora difesa più a parole che a fatti e per la quale non sembra esservi a Madrid alcun interlocutore disponibile: il Psc, in piena crisi interna dopo l’appoggio socialista al 155, e i “Comuns”, le liste collegate a Podemos.

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Tanto il Partido Popular catalano (che non arriva al 10%) che Ciudadanos (l’unica che potrebbe guadagnare qualche voto in fuga dai socialisti) hanno chiesto al Psc di far parte di una lista unitaria, una decisione che rischierebbe di far naufragare del tutto i socialisti catalani, che hanno pagato la loro ambiguità rispetto al referendum di autodeterminazione e che si ritrovano parte del fronte della destra unionista senza una qualche differenziazione che possa giustificare il voto di un elettorato pur sempre di sinistra. Negli ultimi giorni – ultimo caso quello di Barcellona – il Psc ha infatti dovuto subire una serie di rotture delle alleanze di governo ma anche numerose dimissioni dei propri esponenti all’interno dei consigli municipali controllati dal partito, di fatto l’unica parcella di potere regionale rimasta nelle loro mani. Lo scenario più probabile – con l’incognita dell’affluenza e dell’effettiva mobilitazione dei rispettivi fronti – rimane al momento quello di una ripetizione dei risultati delle scorse elezioni: un indipendentismo vicino al 50%, con un’ampia maggioranza parlamentare ma senza il numero dei voti necessario per un’ulteriore legittimazione popolare agli occhi di una comunità internazionale finora peraltro assai poco sensibile alla questione. In tale ipotesi, la situazione di stallo non farà che ripetersi, senza che Madrid abbia alcun incentivo a pensare finalmente ad una soluzione politica; lo stesso Rajoy si è detto “tranquillo” proprio perché il Psoe/Psc “non accetterà mai un referendum”, una soluzione che invece è quella richiesta da un’ampia maggioranza degli elettori catalani, non solo gli indipendentisti: come a dire, le elezioni non cambieranno nulla.

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