Cautela di Renzi dopo comunali: “Aspettiamo i ballottaggi”

Cautela di Renzi dopo comunali: “Aspettiamo i ballottaggi”
12 giugno 2017

Il giorno dopo le comunali, nel Pd prevale la cautela in attesa dei ballottaggi. Una cautela che emerge plasticamente dalla scelta del segretario Matteo Renzi, che dedica quattro righe su Facebook al commento dei risultati elettorali. “Buoni i dati delle amministrative, adesso avanti per i ballottaggi. In bocca al lupo ai sindaci già eletti. Il giorno dopo delle elezioni solitamente si fanno tante analisi, chiacchiere e discussioni, come è persino naturale. Noi oggi abbiamo fatto una scelta diversa”, scrive Renzi, prima di andare nei paesi terremotati di Accumoli e Amatrice insieme al governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Al Nazareno, a fare l’analisi del risultato, lascia il vice Maurizio Martina e il responsabile Enti locali Matteo Ricci, con la consegna di “picchiare duro” sul Movimento 5 stelle per approfittare del periodo negativo dei grillini, ma senza cantare troppo vittoria. “Siamo molto soddisfatti dal risultato, le amministrative sanciscono in maniera chiara e netta la sconfitta del Movimento 5 stelle”, dice infatti Ricci in conferenza stampa, dicendosi “assolutamente fiducioso” per il secondo turno. Che però è tutto da giocare, con città importanti come Genova e Parma in cui il centrosinistra appare indietro. “I conti si fanno alla fine, da qui ai prossimi quindici giorni noi saremo pancia a terra sulle comunali poi si faranno i ragionamenti del caso sul livello nazionale”, ha detto Martina.

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E proprio qui, infatti, sta l’indicazione di Renzi (che in campagna elettorale si è impegnato poco o nulla, ma che per il secondo turno dovrebbe scendete in campo) ai suoi. Rispetto alla settimana scorsa, il voto delle comunali non ha spostato niente nelle strategie su legge elettorale ed eventuale voto anticipato. Ettore Rosato cita proprio le parole di Renzi al Corriere della Sera: “Matteo ha detto che si vota nel 2018, per noi il discorso è chiuso”. E un altro deputato Dem aggiunge: “Non cambia nulla, anche perché non è stato un grande successo. Aspettiamo i ballottaggi, ma non mi sembrano risultati che possano spingere una nuova accelerazione verso le urne”. Anche per quanto riguarda la legge elettorale, spiega il parlamentare, “non ci sono i numeri” per norme di impianto maggioritario. Di nuovo Rosato chiarisce: “Abbiamo detto che non accetteremo un accordo sulla legge elettorale più stretto di quello che avevamo raggiunto sul tedesco. Non faremo una legge elettorale contro qualcuno”, vale a dire che il Pd non firmerà un’intesa se non ci saranno sia M5s che Fi. Casomai una indicazione che può provenire dalle urne è quella relativa alle alleanze, con l’obiettivo di allargare il centrosinistra. E l’interlocutore privilegiato, per Renzi, resta Giuliano Pisapia. Certo, rileva Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria, “sul piano locale le coalizioni sono esperienza consolidata” mentre “a livello nazionale la cosa è più complessa. Comunque, Renzi ha detto che Giuliano Pisapia è un interlocutore autorevole che deve far parte del progetto di centrosinistra per il governo del Paese”. Da questo punto di vista, ragiona un esponente Pd, “si potrebbe valutare il premio alla coalizione, per fare il patto con Pisapia. Ma bisogna prima vedere se il patto è davvero possibile. E, comunque, Fi non lo accetterà mai…”.

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