Il celebre Moulin Rouge festeggia i suoi 130 anni

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8 ottobre 2019

Le ballerine del celebre Moulin Rouge escono dal palco tradizionale e si esibiscono in uno spettacolo di Suoni e Luci proiettato sulla sua leggendaria facciata per celebrare il suo 130° anniversario. Una decina di minuti di stupore regalati al grande pubblico, per festeggiare, in un clima all’insegna del divertimento, 130 anni di storia – una storia eccezionale, 130 anni di successi, di creazione, di glamour e di festa come solo il Moulin Rouge sa fare. La celebre facciata del Moulin Rouge ha preso vita grazie a una proiezione di immagini esclusive, un viaggio attraverso la sua storia, dalla sua apertura nel 1889 fino alla sua rivista attuale, “Féerie”.

Una storia che inizia il 6 ottobre 1889, esattamente 130 anni fa, da un tentativo di “plagio”. A Montmartre, quartiere collinare che sovrasta Pigalle, sorgeva infatti il Moulin de la Galette, un ristorante “danzante” ricavato nel corpo di un vecchio mulino risalente al Seicento che riscuoteva grande successo. Renoir lo immortala nel 1876, in uno dei suoi quadri più celebri. Perché allora non creare un cabaret con una struttura così suggestiva? L’idea venne a Charles Zidler, impresario teatrale già fondatore dell’Olympia che la condivise con il socio d’origine catalana Joseph Oller. Eccoti allora un (finto) mulino che a Pigalle ricalca la struttura di quello che fu il (vero) mulino di Montmatre, ma è di colore rosso e mostra uno spettacolo che sembra quasi pensato per provocare i benpensanti. La danza principe è il can-can, evoluzione della “quadriglia naturalistica”, ballo di seduzione a cosce all’aria che ha nel Galop Infernal di Offenbach l’accompagnamento musicale perfetto. Le prime star sono il petomane Joseph Pujol e il contorsionista “Valentino il Disossato”. Ed è subito successo.

Sopravvissuto all’incendio del 1915 e all’occupazione nazista, testimone delle danze selvagge di Joséphine Baker come delle commoventi interpretazioni canore della divina Édith Piaf, il Moulin Rouge non sarà più un posto di frontiera. Al contrario: è una sorta di particolarissimo tempio del revival, una finestra dalla quale sbirciare scorci della Belle Epoque che fu. Eppure provate a fare un tour di Parigi e a non fermarvi, al meno per un quarto d’ora, in adorazione davanti alla sua facciata. È il peso dell’immaginario a esso legato, qualcosa di non quantificabile in termini meramente economici. Al contrario delle 360mila bottiglie di champagne stappate in un anno, recordo mondiale messo a segno nel 2015.

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