Charlottesville, Trump condanna in ritardo suprematisti bianchi

Charlottesville, Trump condanna in ritardo suprematisti bianchi
15 agosto 2017

Con 48 ore di ritardo, Donald Trump ha esplicitamente condannato i gruppi suprematisti bianchi per la prima volta dalle violenze di sabato scorso in Virginia. Lo ha fatto dopo che il Ceo del gruppo farmaceutico Merck & Co ha lasciato un consiglio presidenziale dedicato alla manifattura e dopo un pressing notevole esercitato dai membri del suo partito, dalla Corporate America e da una gran parte della nazione scioccata da quanto successo a Charlottesville, dove gruppi di nazionalisti estremi hanno manifestato contro la rimozione di una statua dedicata a Robert E Lee, il leader delle forze confederate durante la guerra civile americana. Una contro-protesta ha preso forma e un’auto si è scagliata contro un gruppo di dimostranti antirazzisti causando diversi feriti e un morto. “Condanniamo nei termini più duri possibile questa incredibile esibizione di odio, intolleranza e violenza”, ha detto Trump dicendo che “il razzismo è il male. E coloro che causano violenze nel suo nome sono criminali, inclusi il KKK, i neonazi, i suprematisti bianchi e altri gruppi d’odio che sono ripugnanti per qualsiasi cosa cara all’America”. Per il 45esimo Commander in chief, “non importa il colore della pelle, viviamo tutti in base alle stesse leggi, salutiamo la stessa bandiera fantastica e siamo fatti tutti dallo stesso Dio onnipotente”. Per questo “dobbiamo amarci, dimostrare affetto gli uni con gli altri e unirci nella condanna dell’odio, dell’intolleranza e della violenza”.

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Chiaramente, all’America non bastava che la Casa Bianca avesse tentato di aggiustare il tiro dopo i primi commenti a caldo del presidente, che parlando di violenza “da più parti” sembrava avere dato lo stesso peso a nazionalisti bianchi e ai manifestanti pacifisti. Non bastava nemmeno che Ivanka Trump, la figlia più grande nonché consigliere del padre, in un tweet avesse detto che “nella società non ci dovrebbe essere spazio per il razzismo, la supremazia bianca e il neonazismo”. Era da The Donald che si voleva sentire un attacco esplicito a gruppi che hanno sfruttato un messaggio tutt’altro che chiaro e categorico da parte sua per promuovere la loro posizione. Basti pensare che il sito neonazi Daily Stormer aveva scritto che i commenti iniziali di Trump “non rappresentano affatto una condanna” del presidente e che Heather Heyer, la ragazza rimasta uccisa, era “grassa e un peso per la società”. Mentre il sito ha detto di essere essere stato attaccato dagli hacker del gruppo Anonymous (che non ha confermato) ed è stato abbandonato da Google e GoDaddy, l’ennesimo membro della sua amministrazione lo aveva difeso. Jeff Sessions, il segretario alla Giustizia tanto criticato dal presidente, aveva iniziato la sua giornata comparendo su tre canali tv (Abs, Nbc e Cbs) e schierandosi dalla parte di colui che nelle settimane precedenti lo aveva pesantemente criticato per essersi astenuto dal Russiagate. Mentre è stata aperta un’indagine su quanto accaduto a Charlottesville, Sessions ha voluto ripetere che “il razzismo, il suprematismo bianco sono totalmente inaccettabili”. Anche per questo si punta a imporre le accuse più pesanti che si possono fare nell’ambito di quello che ricade in un fatto di “terrorismo interno”.

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Intanto i Ceo delle principali aziende americane hanno preso le distanze dai fatti di Charlottesville. Prima ancora delle critiche esplicite di Trump, Lloyd Blankfein ossia il Ceo di Goldman Sachs aveva scritto su Twitter che serve “isolare chi prova a separarci. Non c’è equivalenza con chi ci unisce”. Tim Cook, il Ceo di Apple, aveva scritto in un ‘cinguettio’ che “abbiamo visto il terrore di bianchi suprematisti & la violenza razzista in passato. E’ una questione morale, un affronto all’America. Dobbiamo tutti unirci contro di loro”. In una nota diffusa sempre su Twitter, Dow Chemical ha spiegato che “non c’è spazio per l’odio, il razzismo, l’intolleranza”. Parole simili sono state usate da un portavoce di General Electric, che ha precisato come il suo a.d. Jeff Immelt non intenda però lasciare il consiglio presidenziale abbandonato dal Ceo di Merck, che stanco di aspettare la presa di posizione di Trump contro i suprematisti bianchi si è sentito “la responsabilità di prendere una posizione contro l’intolleranza e l’estremismo”. Secondo Immelt “è importante per GE partecipare nelle discussioni su come guidare la crescita e la produttivià in Usa”. Se Trump ha impiegato 48 ore a condannare i suprematisti bianchi, gli ci è voluta solo un’oretta per criticare l’afroamericano a capo di Merck: Kenneth Frazier ora “avrà più tempo per ABBASSARE I PREZZI DEI FARMACI ALLE STELLE”, ha scritto su Twitter facendo riferimento a un’altra delle sue promesse elettorali, l’ennesima ancora non attuata.

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