Chiede status di rifugiato ma viene identificato come pirata, arrestato somalo

Chiede status di rifugiato ma viene identificato come pirata, arrestato somalo
12 agosto 2017

I carabinieri del Ros, insieme ad agenti Digos, hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto nei confronti del 24enne cittadino somalo Farah Mohamed, trattenuto presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri “Pian del Lago” di Caltanissetta dove, privo di documenti di identificazione, ha richiesto il riconoscimento dello status di protezione internazionale. L’operazione, conclusasi con l’arresto del giovane, ha consentito di individuare in Farah uno degli oltre 50 pirati somali che, l’8 febbraio 2011, utilizzarono armi automatiche e lanciarazzi per abbordare e sequestrare a largo della Somalia la nave petroliera italiana “Savina Caylyn” poi trattenuta per oltre dieci mesi fino al 21 dicembre quando, a seguito di lunghe trattative, veniva rilasciata unitamente all’equipaggio, composto da 5 cittadini italiani e 17 indiani, oggetto di maltrattamenti e sevizie. Le responsabilita’ del richiedente asilo sono emerse dal confronto delle sue impronte digitali, ora assunte nelle fasi dell’identificazione, con quelle repertate nel gennaio 2012 a bordo della “Savina Caylyn” da un team del R.I.S. di Roma, affluito nel Golfo Persico con personale del R.O.S. dopo il rilascio della motonave.

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Gli accertamenti, considerato che nessun membro dell’equipaggio era di etnia africana, forniscono probanti indicazioni che Mohamed FARAH abbia fatto parte del gruppo di pirati che sequestro’ la “Savina Caylyn”.    L’8 febbraio 2011, intorno alle ore 5.30, a circa 800 miglia dalle coste della Somalia, la petroliera italiana “Savina Caylyn” proprieta’ dell’armatore “F.lli D’Amato S.p.a.” di Napoli (nave gemella della “Enrica Lexie” coinvolta nel febbraio 2012 nell’episodio che condusse al trattenimento detentivo in India dei Maro’ Salvatore Girone e Massimiliano Latorre), mentre era in navigazione nelle acque dell’Oceano Indiano venne sequestrata da un gruppo di pirati somali che la abbordo’ assaltandola a colpi di razzi controcarro e armi automatiche. Assunto il controllo della petroliera, la Savina Caylyn fu condotta nella rada di Raas Cusbard, localita’ prossima al centro abitato somalo di Harardhere, dove rimase per oltre 10 mesi prima di essere liberata e presa in custodia dalla Marina Militare italiana.

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