Colle propone governo “di servizio”, ma voto possibile 22 luglio

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7 maggio 2018

E’ il 22 luglio la prima data utile per votare, ma prima il presidente della Repubblica affiderà la gestione della fase elettorale a un governo “di garanzia” e non “di parte”, “neutrale” e “di servizio”, che sostituirà quello guidato da Paolo Gentiloni, espressione di una maggioranza che non esiste più. E’ stato lo stesso Sergio Mattarella, a conclusione dell’ultimo infruttuoso giro di consultazioni, a tracciare il percorso dei prossimi mesi. Lasciando “ai partiti” l’onere di assumersi ogni responsabilità: se portare l’Italia al vertice europeo di giugno senza un governo “nei suoi pieni poteri” e se, ancora, rischiare l’aumento dell’Iva se non si fa a tempo a fare la manovrina, scegliendo “per la prima volta nella storia della Repubblica” di concludere la legislatura senza nemmeno iniziarla. Oppure se andare al voto in estate, con elezioni “possibili ma mai fatte” finora, o in autunno. La proposta di Mattarella è quella di una fiducia a tempo, “fino a dicembre”: del resto, ricorda parlando a giornalisti e telecamere al termine degli incontri coi gruppi parlamentari e con i presidenti delle Camere, “dai partiti è venuta più volte la richiesta di tempo per raggiungere intese”, e se “si formasse, nei prossimi mesi, una maggioranza parlamentare questo governo si dimetterebbe immediatamente per lasciare campo libero a un governo politico”.

Mattarella chiederà ai componenti del governo “di servizio” di non candidarsi alle successive elezioni

L’appello di Mattarella a una fiducia fino a dicembre discende dalla convinzione che un governo “elettorale”, dimissionario sin dalla nascita, non potrebbe risolvere il nodo politico dell’Iva, con “il rischio ulteriore di esporre la nostra situazione economica a manovre e offensive della speculazione finanziaria”. E anche, spiega il capo dello Stato, al timore “che a legge elettorale invariata in Parlamento si riproduca la stessa condizione attuale, con tre schieramenti nessuno dei quali con la maggioranza necessaria e con schieramenti probabilmente resi meno disponibili alla collaborazione da una campagna elettorale verosimilmente aspra e polemica”. Ma comunque chiarisce, alla fine della sua esposizione, di aver messo i partiti di fronte a “diverse opzioni” rispetto alle quali di fatto dovranno assumersi le loro responsabilità. Compresa la data del voto. Per evitare paragoni con il passato (con le esperienze dei governi Monti e Dini) Mattarella chiarisce che chiederà ai componenti del governo “di servizio” di non candidarsi alle successive elezioni politiche.

Il premier incaricato sarà convocato al Quirinale domani o mercoledì

I tempi per l’avvio di questo governo, elettorale per luglio/ottobre o a termine fino a dicembre sono brevissimi: il presidente del Consiglio incaricato sarà convocato prevedibilmente domani o dopodomani (mercoledì) al Quirinale. Sul Colle certamente una lista di papabili è stata già compilata da tempo, ma con una difficoltà aggiuntiva: non è facile trovare “volontari” per la presidenza del Consiglio e soprattutto per i posti di ministro per un governo che deve apparire “neutrale”, quindi esclude i politici di professione, ma possibilmente anche autorevole, a fronte del fatto che al momento non è escluso che non possa fare neppure un giorno con i pieni poteri, ma debba gestire solo gli affari correnti fino alla conclusione delle prossime consultazioni. Per giuristi, economisti, personalità di rilievo provenienti da qualsiasi campo non è particolarmente attraente l’idea di lasciare posti di prestigio per esporsi qualche mese a “farsi impallinare” dalle forze politiche impegnate in una campagna elettorale prevedibilmente “aspra”. Un altro scoglio nella inedita navigazione di Mattarella nei mari di quello che gli inglesi chiamano “hung Parliament”, il “Parlamento appeso”, senza maggioranza uscito dalle urne del 4 marzo.

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