Chiesti più di 16 anni di carcere a Schettino. A maggio sentenza

20 aprile 2017

La colpa per il naufragio della Costa Concordia, attribuibile al comandate Francesco Schettino fu “cosciente” e quindi non è sufficiente la pena di 16 anni e un mese riconosciutagli in appello. Il pg della Cassazione, Francesco Salzano, non ha manifestato dubbi nell’udienza (assente Schettino) che ha per oggetto i ricorsi delle difese e della Corte d’Appello di Firenze. Schettino è imputato per naufragio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, abbandono di persone incapaci e abbandono della nave. “Dalle registrazioni – ha aggiunto il pg – emerge che Schettino si informo’ sulle persone a bordo: gli parlarono di circa duemila persone sul lato sinistro della nave”. Se la richiesta del pg fosse accolta, si renderebbe necessario un processo di appello bis. Il pg ha chiesto anche che venga dichiarata “irrevocabile” la decisione della Corte d’appello di Firenze, che aveva condannato Schettino a 16 anni di reclusione. Salzano ha parlato anche di “macroscopiche e gravi violazioni alle procedure di sicurezza”. In particolare, il magistrato ha ricordato che “la rotta di una nave di queste dimensioni e’ rilevante per la sicurezza dei passeggeri trasportati, i viaggi devono essere programmati, controllati in anticipo. In questo caso tutto e’ stato fatto in modo superficiale”, ha sottolineato, riferendosi all’avvicinamento alle coste dell’isola del Giglio dove la nave, sbattendo sugli scogli, naufrago’ la sera del 13 gennaio 2012. Nel naufragio per l’impatto contro gli scogli, dopo una manovra di avvicinamento all’isola Del Giglio, morirono 32 persone. A bordo c’erano 3216 passeggeri e 1013 persone d’equipaggio. Il ricorso alla Suprema Corte è stato presentato dalla Procura della Corte d’appello di Firenze, che aveva chiesto una condanna a 27 anni e dalla difesa dell’ex comandante.

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Il presidente della quarta sezione penale della Suprema Corte, Vincenzo Romis, dopo la requisitoria del pg e i brevi interventi dei legali delle parti civili, ha dato la parola a uno dei difensori dell’imputato che ha chiesto di potere visionare in aula, nella prossima udienza, un video, realizzato dall’ex comandante, che illustra “reperti estrapolati dal processo d’appello che testimoniano un eclatante travisamento del fatto sulla circostanza dell’abbandono della nave”. Per l’avvocato Saverio Senese, che difende Schettino con il collega Donato Laino, “è la prova documentale del travisamento del fatto”, quindi, “credo che sia un diritto che questo video, contenuto nel cd allegato al nostro ricorso, venga conosciuto da tutto il collegio, perche’ e’ un tema centrale”. Senese, cosi’, ha illustrato la sua richiesta ai giudici che, su tale istanza, si sono riservati una decisione, che comunicheranno nell’udienza del 12 maggio. Alla trasmissione del video in aula, pero’, si e’ opposto il pg Salzano: “Si tratta di una richiesta tardiva – ha detto – questo processo e’ durato cinque anni, ed il video poteva essere ampiamente illustrato nei precedenti gradi di giudizio e nelle arringhe difensive”. L’altro difensore di Schettino, Laino, prevede il ‘calendario’ fissato dalla Corte che svolgera’ la sua arringa il 12 maggio. In quella data, dunque, si chiudera’ il dibattimento e i giudici si riuniranno in camera di consiglio per poi emettere la loro sentenza.

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