Schettino rischia 20 anni, a gennaio la sentenza. Video lo mostra mentre attende scialuppa

Schettino rischia 20 anni, a gennaio la sentenza. Video lo mostra mentre attende scialuppa
2 dicembre 2014

La sentenza del processo Costa Concordia, con unico imputato Francesco Schettino, si avrà molto probabilmente a gennaio. E’ la convinzione di procuratore e pm impegnati nel rush finale al Teatro Moderno di Grosseto. “Secondo noi l’ex comandante merita più di 20 anni, 22”, ha precisato il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, a margine dell’udienza odierna. Un’udienza fiume, che proseguirà domani. Nella giornata di martedì, Schettino ha cercato di ‘appesantire’ le responsabilità dei suoi ufficiali, in particolare di Ciro Ambrosio, col quale sarebbe nata un’incomprensione, “una stupidata”, nel momento del passaggio al timone manuale. “Ambrosio non aveva attivato il cpa, il sistema che permette di segnalare eventuali ostacoli in un raggio di circa 800 metri”, ha precisato Schettino. “Possibile -ha poi detto uno dei suoi avvocato, Domenico Pepe- che di tutti gli ufficiali in plancia di comando, nessuno si sia accorto che la nave stava andando di prua contro gli scogli?”. “Sono contento, ho potuto spiegare la mia versione”, ha comunque commentato Schettino. “Ci fossimo parlati di più, non ci fosse stato del mutismo”, ha detto ancora Schettino, forse non sarebbe successa questa tragedia. Intanto si attende l’ennesimo colpo di teatro per gli spettatori, quasi esclusivamente di addetti ai lavori, in platea: un video, girato dai vigili del fuoco, che mostra Schettino in giacca e cravatta mentre starebbe aspettando la scialuppa. Il tutto, spiegano fonti della Procura, incurante dei soccorsi e dell’evacuazione, non rendendosi riconoscibile, come lo obbligherebbero le norme, nella sua divisa. Il video, anticipato dai tg Rai, sarà proiettato nella giornata di mercoledì. Da parte sua Schettino, durante l’udienza, ha detto che gli scogli de Le Scole, contro cui finì il viaggio della Concordia, gli furono “evidenziati” prima di avvicinarsi al Giglio. La correzione della rotta fu pianificata dal cartografo Simone Canessa, che la mostrò fisicamente a Schettino.

L’ex comandante ha anche detto che con l’inchino al Giglio lui voleva “prendere tre piccioni con una fava”. Con la manovra di avvicinamento all’isola, Schettino contava di fare una favore al comandante in pensione, con casa sull’isola, Antonio Palombo, al maitre della nave, Antonio Tievoli e ottenere inoltre un risultato di “utilità commerciale”. Il “primo piccione”, per Schettino, era dunque per Tievoli, “che per tramite del comandante Bosio mi ricordò del passaggio sotto il Giglio che doveva essere compiuto, e che era stato chiesto due crociere prima di quella del naufragio” Il “secondo” invece era per Palombo, mentre il “terzo” era l’utilità commerciale che a suo avviso avrebbe avuto l’inchino in termini di “immagine”. Anche gli ospiti a bordo sarebbero stati contenti e Schettino avrebbe preso così “tre piccioni con una fava”. L’ex comandante ha poi precisato che la manovra di avvicinamento al Giglio “non era una navigazione turistica”, e, per questo, l’armatore Costa non ne fu informato”. Un esempio di navigazione turistica, per Schettino, erano i “passaggi nei golfi”, in quel caso, “informavo l’armatore”. Nel caso del Giglio, “non essendo una navigazione turistica turistica pianificata, ma solo un’accostata non era prevista da regole interne di Costa, quindi non avvisai nessuno. Se avessi fatto navigazione turistica davvero, avremmo seguite le procedure”.

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