Conte contestato a Taranto: “Non conosci impianto!” Sciopero per l’intero Gruppo Arcelor Mittal

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8 novembre 2019

“Non conosci l’impianto!”. Così il premier Giuseppe Conte, in visita alla città per la vicenda dell’Ilva, è stato accolto a Taranto dai lavoratori dell’impianto siderurgico (oggi in sciopero) e dai cittadini tarantini. “Sono venuto per questo, sono venuto per questo. Sono venuto per ascoltare”, ha replicato il premier aggiungendo, di fronte a sollecitazioni sopra le righe provenienti dalla folla che lo ha accolto e circondato al suo arrivo: “Siete maleducati! Parlerò dopo”. Il presidente del Consiglio ha annullato l’incontro previsto per le 16 a Palazzo Chigi con il presidente della Repubblica di Lituania, Gitanas Nauseda per recarsi nella città pugliese e affrontare i problemi legati alla gestione dell’impianto siderurgico. Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, si dice “preoccupato quando gli stranieri scappano dall`Italia, come sta accadendo per la drammatica vicenda dell`Ilva di Taranto, per colpa dell`irresponsabilità di un governo inadeguato. Non soltanto si rischia di mettere in ginocchio una città e di gettare sul lastrico migliaia di famiglie, ma un grande Paese manifatturiero come il nostro potrebbe rimanere escluso da un settore strategico come l`acciaio. Questo avrebbe gravissime conseguenze”.

Per l’ex premier “questo governo mette insieme la sinistra da salotto e quella da piazza, l`una attenta solo al potere, l`altra sguaiata, inconcludente, dominata dall`invidia sociale. Se il Paese regge è per il valore delle sue imprese e di chi ci lavora. Lo Stato fa di tutto per rendere questo più difficile: con il fisco, con la burocrazia, con la giustizia politicizzata, con l`assenza di infrastrutture. Chi fa impresa in Italia – ha aggiunto Berlusconi – deve confrontarsi con il resto del mondo avanzato, avendo sulle spalle questo handicap: un sistema Paese che non funziona e un governo inadeguato. Un governo che non fa nulla per lo sviluppo e per il lavoro”. In sostanza, per Berlsconi “oggi come non mai è necessario continuare la nostra lotta contro l`oppressione fiscale, l`oppressione burocratica e l`oppressione giudiziaria che condizionano negativamente la vita degli italiani. Prima o poi si andrà a votare e dalle urne uscirà un cambiamento, storico, profondo e totale. Tornerà al governo il centro-destra, che rappresenta la vera maggioranza degli italiani e in quel centro destra noi di Forza Italia avremo un ruolo decisivo”.

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Intanto, i deputati del M5s si chiedono “perché la Lega di Salvini ha investito 300 mila euro in obbligazioni di Arcelor Mitta”. Per i pentastellati, “Salvini, come al solito, piuttosto che rispondere preferisce scappare. Eppure, secondo diversi organi di stampa, il suo partito avrebbe investito soldi pubblici, cioè soldi di tutti i cittadini, non solo su obbligazioni Arcelor Mittal, ma anche su alcune delle più famose banche e multinazionali mondiali. Ma il loro motto non era `prima gli italiani`? Sarà forse per questo che la Lega, invece di prendersela con la multinazionale franco-indiana che ha minacciato di andarsene e lasciare a casa oltre 10mila persone, si è scagliata contro il Governo? Questo è il momento di riunire le forze per difendere la sovranità dell`Italia, tutelare la nostra economia, i lavoratori e i cittadini di Taranto. Ma viene da chiedersi – hanno conluso i deputati 5stelle -: non c`è forse un macroscopico conflitto d`interessi per un partito che è in Parlamento e che dovrebbe tutelare gli interessi degli italiani?”.

Per una soluzione alla grave vertenza ex Ilva, nel governo Conte c’è chi chiede anche la nazionalizzazione. “Ieri, sull`ex Ilva, il governo italiano ha difeso l`interesse nazionale – ha detto Stefano Fassina, Deputato di LeU e promotore del movimento Patria e Costituzione -. Le comunicazioni del Ministro Patuanelli sono state di notevole spessore tecnico e politico. La sua ricostruzione ha spazzato via la strumentale giustificazione dello scudo penale: l`obiettivo vero di ArcelorMittal, emerso con l`irricevibile condizione di 5.000 esuberi posta per rimanere a produrre nel nostro Paese, è lasciare l`Italia dopo l`incursione per prendersi uno spazio di mercato. In tale quadro – ha concluso Fassina -, va percorsa, tra le opzioni in campo, la via della nazionalizzazione dell`azienda”. Nel frattempo Jindal smentisce un suo possibile intervento nell’Ex Ilva di Taranto, ventilato da notizie di stampa. “Ancora una volta neghiamo questi rumors e chiediamo a tutti di verificare prima di speculare”, si legge in un tweet di Jspl, Jindal Steel Power diffuso il 4 novembre.

LO SCIOPERO

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E’ iniziato questa mattina alle 7, e durerà per 24 ore, lo sciopero per l’intero Gruppo Arcelor Mittal ex Ilva. Operai, ma soprattutto di esponenti di movimenti ambientalisti ha l’area nei pressi della portineria D dello stabilimento siderurgico di Taranto dove si recherà anche il presidente del consiglio Giuseppe Conte. Quest’ultimo, secondo quanto si apprende, incontrerà il consiglio di fabbrica. Poi, stando a indiscrezioni, dovrebbe recarsi in città. Presenti anche diversi sindaci (con le fasce) dei centri del territorio della provincia (Carosino, Monteiasi, Laterza, San Giorgio Jonico, Grottaglie, Palagiano, Palagianello, Fragagnano e Torricella) che reclamano di essere ascoltati “per il dramma sia occupazionale e ambientale che coinvolge il territorio”.

I sindacati non hanno ancora fornito i dati ufficiali dell’adesione allo sciopero, anche perché si svolge su tre turni. Secondo fonti sindacali l’adesione sarebbe stata totale nelle aziende dell’appalto. Meno massiccia stando a prime impressioni tra i dipendenti diretti del siderurgico. “Le Organizzazioni Sindacali Nazionali di FIM FIOM UILM dichiarano intollerabile quanto emerso dall’incontro di ieri (mercoledì, ndr) tra il Presidente del Consiglio e i vertici di ArcelorMittal, programmato per chiedere il ritiro della procedura di disimpegno dagli stabilimenti dell’ex Ilva annunciata il 4 novembre”, si legge in una nota dei sindacati. “La multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2mila attualmente in Amministrazione straordinaria”, scrivono ancora.

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