Contratto a tempo determinato, tutte le nuove regole

18 aprile 2014

Sul contratto a tempo determinato arrivano delle nuove disposizioni. Le proroghe consentite alle imprese, nell’arco di 36 mesi, si riducono da 8 a 5. E’ stato questo ciò che è stabilito da un emendamento del PD al decreto legge sul mercato del lavoro. Sono state, infatti, apportate delle modifiche, tra le quali quella che introduce l’obbligo di assunzione a tempo indeterminato per quei datori di lavoro che stipulano contratti a termine oltre il 20%. Un altro emendamento prevede che le madri con contratto a tempo determinato possono far valere il periodo di congedo di maternità, fra quei requisiti che occorrono per avere la precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato. Alle lavoratrici è stato riconosciuto anche il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo determinato, che il datore di lavoro mette a punto entro i 12 mesi successivi alla maternità.

In data 21 marzo il Governo presieduto da Matteo Renzi ha introdotto una serie di nuove norme, che andranno a rivoluzionare in parte il mondo dei contratti di lavoro. A seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legge numero 34 “Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese”, sarà soprattutto il contratto a tempo determinato a subire le maggiori modificazioni. Sebbene l’obiettivo promosso da Renzi sia quello di rilanciare l’economia ormai immobile del Paese e soprattutto ridurre la rigidità del sistema contrattuale, le nuove regole non sembrano davvero risolvere la questione dei lavoratori precari, sempre più scontenti della loro situazione.

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Ma guardiamo alle principali novità volute e introdotte dal Premier Renzi. Prima fra tutte, la durata del contratto a tempo determinato sale da 12 a 36 mesi. Viene poi eliminato l’obbligo di inserire una “causale” per specificare i motivi produttivo-organizzativi che determinano l’apposizione di un termine al contratto. L’acausalità fino a 36 mesi si applica nel limite dei tre anni. Ma le novità che renderanno sempre più precari i già precari, riguardano in particolare le norme relative alle proroghe. Se in precedenza infatti, la proroga dei contratti a termine era prevista per una sola volta con esplicita causale.

A seguito dell’introduzione di queste novità, Marco Venturi, Presidente nazionale Confesercenti, ha dichiarato: “Mi pare che l’impostazione sia abbastanza positiva, anche se bisogna studiarne bene i dettagli, che sono sempre molto importanti. Il nostro obiettivo è semplificare gli adempimenti e ridurre i costi per le imprese ma anche creare opportunità per lo sviluppo, altrimenti è chiaro che non riusciamo a essere competitivi”

Il Dl lavoro deve essere modificato nella parte che riguarda i contratti a termine afferma invece il leader della Uil, Luigi Angeletti. “Irrilevante” invece, secondo il dirigente sindacale, è la modifica dell’articolo 18 per una maggiore flessibilità delle regole in entrata e in uscita. “L’unica cosa che deve essere modificata è quella sui contratti a termine – spiega Angeletti – Rinnovare otto volte un contratto per la stessa persona nello stesso posto di lavoro ha poco senso”.

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Ricordiamo che la precedente Riforma del Lavoro aveva allungato le pause obbligatorie fra un contratto e l’altro: 60 giorni per i contratti fino a sei mesi (prima erano 10 giorni) e 90 giorni per i contratti più lunghi (prima erano 20 giorni). Oggi con il Decreto Lavoro, tuttavia, le pause sono tornate ai livelli pre-riforma (10 e 20 giorni) a secondo che il contratto duri o meno più di sei mesi. Subiscono anche un notevole allungamento anche i tempi per impugnare il contratto a termine mentre si riducono quelli per il ricorso. Per la precisione la nuova norma (art. 11) prevede: 120 giorni per l’impugnazione, anche extragiudiziale (prima erano 60 giorni) e 180 giorni per il ricorso (prima erano 270). (nanopress)

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