Correnti in fibrillazione nel Pd, gelo tra Gentiloni e Renzi

Correnti in fibrillazione nel Pd, gelo tra Gentiloni e Renzi
Matteo Renzi e Paolo Gentiloni
21 marzo 2019

L’elezione a segretario di Nicola Zingaretti ha sopito lo scontro tra le correnti, ma il fuoco sembra covare ancora sotto la cenere. Lo si e’ visto non appena e’ sembrato che il neo segretario aprisse a una alleanza con i fuoriusciti dal Pd, da Roberto Speranza a Pierluigi Bersani, per le elezioni Europee. Una pioggia di dichiarazioni contrarie e’ arrivata dal Senato dove il gruppo Pd e’ saldamente in mano ai renziani. E questo nonostante lo stesso Zingaretti avesse precisato che “nessuno vuole rientrare” e che se di accordi si parla e’ solo a livello locale. Matteo Renzi giura di non voler in alcun modo ricorrere al “fuoco amico” che, sottolinea, lo ha bersagliato dal momento in cui ha messo piede al Nazareno. Eppure nella Enews che settimanalmente diffonde ai suoi sostenitori non manca di sottolineare: “Io condivido totalmente cio’ che Matteo (Orfini, ndr.) scrive sui lager libici”.

Il riferimento e’ alla posizione dell’ex presidente dell’Assemblea dem rispetto alla linea Minniti sui migranti. “Alcune scelte di governo hanno favorito lo sfondamento a destra”, spiegava Orfini dopo la sconfitta del 4 marzo: “Se andiamo in tv a dire che l’immigrazione mette a rischio la democrazia in questo Paese, che e’ una sciocchezza, poi la gente finisce anche per credere a Salvini che vuole sparare sui barconi. La lettura che e’ stata data dal nostro governo su quei temi, credo abbia sdoganato una lettura di destra. Poi la gente vota l’originale”. E, perche’ fosse chiaro il destinatario del messaggio, Orfini aggiungeva: “Mi riferisco a Minniti, ma lo sa”. Non sembra, dunque, neutrale il riferimento di Renzi. Oggi il diretto interessato, l’ex ministro dell’Interno, interviene sul tema a proposito del bus pieno di studenti dato alle fiamme da Oysseynou Sy. “In un quadro con forte propensione alla violenza e un continuo bombardamento mediatico, le parole hanno un peso. Una democrazia deve capire che non puo’ andare avanti con gesti simbolici, i quali possono produrre consenso, ma anche avversione, e possono scatenare gesti simbolici rovesciati”. Una riferimento “generale”, ci tiene a spiegare Minniti, non rivolto assolutamente al ministro dell’Interno, Matte Salvini: “Quando dico tutti, intendo dire tutti”.

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A poche ore dall’uscita dell’intervista, Minniti riceve il plauso del successore di Matteo Orfini e ‘grande elettore’ di Nicola Zingaretti: “Marco Minniti ha ragione. L’Italia ha bisogno di sicurezza, non di propaganda”, sottolinea Paolo Gentiloni. Fonti parlamentari del Senato fanno notare come il confronto a distanza tra i due ex premier non sia che “una tappa di quel solco che divide sempre di piu’ Matteo Renzi e Paolo Gentiloni”. I due, d’altra parte, sono protagonisti da qualche settimana di uno scontro senza esclusione di colpi, complici anche le presentazioni di libri dati alle stampe dai due. “Poco dopo la sconfitta del 4 marzo tutti, in primis Paolo Gentiloni e Graziano Delrio, mi hanno chiesto di fare un passo di lato e di restare fuori dalle dinamiche del Pd al prossimo Congresso”, spiega Renzi in una intervista poco prima del voto delle primarie: “Mi colpisce la mancanza di serenita’ di giudizio da parte di chi, dopo aver avuto tutto grazie al nostro coraggio, ora pugnala alle spalle. Ma lo stile e’ come il coraggio di Don Abbondio: chi non ce l’ha non puo’ darselo”. Paolo Gentiloni, da parte sua, dispensa critiche alla linea tenuta dal Pd a guida Renzi mentre lui era a Palazzo Chigi: “Se la mozione contro Ignazio Visco e’ stata un autogol, l’istituzione della Commissione sulle banche e’ stata un vero e proprio tentato suicidio”.

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