Cremonini, le canzoni sono sostanze betabloccanti

Cremonini, le canzoni sono sostanze betabloccanti
L'artista, Cesare Cremonini
7 dicembre 2017

Trentasette anni, bolognese, “Possibili scenari” e’ il suo sesto album di inediti e a giugno sara’ per la prima volta in tour negli stadi. Rolling Stone dedica a Cesare Cremonini la copertina di dicembre, anzi due: il numero in edicola da oggi esce con due diverse cover, entrambe con protagonista Cremonini fotografato da Pierpaolo Ferrari. Una delle due e’ un omaggio alla sua citta’ e alla squadra di calcio rossoblu: Cesare indossa la maglia storica del Bologna F.C. quando vinse il primo scudetto nel 1925. L’artista bolognese si racconta al mensile: dal prezzo del successo alle debolezze, dall’amore per la scrittura delle canzoni allo stato della musica italiana. “Le canzoni non sono dei selfie, non sono vittime del presente”, racconta Cesare che le definisce “betabloccanti”. “Potrei scrivere un pezzo su una ragazza che ho visto per due minuti in tele, se mi illudesse di avere un mondo interiore. E’ bello pensare che le donne mi immaginino sempre intento a struggermi per qualcuna, e vorrebbero essere loro. Ma magari quella persona ora sta con un altro, e’ morta oppure convive con il cane”. Ride di gusto Cremonini: “Ma dai, il music business funziona cosi’ sin dai tempi di Elvis. L’amore e’ uno straordinario strumento retorico, e le donne sono una parte fondamentale di questo mestiere”. A Rolling Stone rivela il suo segreto compositivo: “Scrivere ogni giorno, in ogni momento. L’idea di canzone e’ la mia compagna sempre. L’ispirazione non riceve su appuntamento, e quando passa devi farti trovare davanti a un pianoforte. Nel mio lavoro la felicita’ dura circa una settimana. Sono i momenti in cui il tuo vagabondare ti porta a incontrare un’emozione che funziona, di cui ti innamori, e cosi’ inizia il processo creativo. Le canzoni sono sostanze betabloccanti, le nostre vitamine quotidiane”.

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Di quando si sono sciolti i Lunapop e ha intrapreso la carriera solista: “Quella e’ diventata la mia prigione dorata. Il successo ha portato con se’ un prezzo alto, io lo chiamo trauma da stress post-Lunapop. Per anni ho raccolto meno di quello che ho seminato: ero schiavo di un pregiudizio, non potevo confrontarmi con il valore della mia musica”. Dello scenario della musica italiana: “Oggi 80 delle prime 100 canzoni su Spotify sono identiche, non si sa chi canti. Il drammatico tempo dei talent ha prodotto solo interpreti. Il successo dell’indie mi pare piu’ un fallo di reazione, che un gol in rovesciata. Io spero che i ragazzi capaci di emergere non si facciano infettare dal meccanismo, cercando il posto fisso come infermieri della discografia. Ma temo che avverra’ proprio questo”. Dell’amore: “Nella vita, complice il mio status, non ho ancora trovato una persona che si fidi ciecamente. Sarebbe bello costruire questo rapporto anche con una donna, ma bisogna essere in due”. Del futuro: “Un giorno torneremo ad ascoltare bella musica e mangiare cose buone, a vivere meglio i rapporti. Il futuro e’ nelle nostre mani, e chi ha vent’anni oggi non e’ male come ci raccontano”. Dopo San Siro e l’Olimpico il suo tour approdera’ allo stadio Dall’Ara, dove un bolognese non si esibiva da 39 anni, dai tempi di Dalla e Banana Republic. “Sono di corsa da vent’anni. Quando saliro’ sul palco non cerchero’ il riscatto, ma mi godro’ la certezza che per altri dieci anni potro’ fare la musica che mi piace. Liberamente”.

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