Cresce fronte “no urne”. Pd spaccato, renziani pensano a governo anti-Iva

Cresce fronte “no urne”. Pd spaccato, renziani pensano a governo anti-Iva
Matteo Renzi
11 agosto 2019

Niente accordicchi, “quello che avro’ da dire lo diro’ sui giornali, sui social o pubblicamente”, ha spiegato Matteo Renzi. Ed e’ proprio dalle pagine di un quotidiano che l’ex premier dovrebbe lanciare la sua proposta. Non rivolta ai Cinque stelle ma a chi ha cuore le istituzioni dello Stato. E’ l’operazione di un esecutivo ‘Salva-conti’, ovvero un governo di transizione che metta al sicuro l’economia italiana e non la esponga ai venti dei mercati finanziari. Per poi andare a voto – spiegano fonti parlamentari dem – magari all’inizio del prossimo anno. “Renzi vuole metterci la faccia su una manovra per far fuori Salvini”, dicono dalla Lega. In realta’ l’ex presidente del Consiglio lo aveva detto un paio di giorni fa durante una festa dell’Unita’. Da li’ la voci di ‘inciuci’ stoppati dallo stesso Renzi. Ma e’ una linea che si scontra con la segreteria di Zingaretti che non e’ intende aprire alla possibilita’ che i dem si ritrovino con un governo M5s.

Come sempre, un Pd diviso. Di certo, nonostante la sdegnosa replica di Renzi a Salvini all’accusa di “inciucio” coi Cinquestelle, nel Pd la linea propugnata dal segretario non sembra godere di un consenso granitico. Al contrario, gli esponenti non di stretta obbedienza zingarettiana della maggioranza sembrano guardare favorevolmente all’ipotesi di un governo di transizione che allontani Matteo Salvini dal Viminale e metta i conti in sicurezza, in vista della sessione di bilancio. Tra questi, e’ venuto allo scoperto l’ex-sindaco di Milano ed attuale eurodeputato Giuliano Pisapia, che in un’intervista ha dichiarato di desiderare un esecutivo “che deve rimanere in carica solo pochi mesi per lavorare su due o tre punti qualificanti”. Il renziano Luigi Marattin lo dice chiaro e tondo: “La nostra priorita’ e’ evitare l’aumento dell’Iva. Per evitarlo siamo disposti a parlare con tutti, ma con questo obiettivo per poi tornare alle elezioni”.

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Dunque nel Pd, allo stato, coabitano tre anime: la maggioranza zingarettiana che chiede il voto subito, i renziani che temono che il voto consegni il paese a Salvini e vorrebbero mettere in campo un’operazione piu’ ampia e la parte non zingarettiana della maggioranza che, a priori, non esclude un dialogo con M5s, tanto che c’e’ chi giura di aver visto Franceschini dialogare fitto fitto con Roberto Fico, anche se tutti smentiscono. C’e’ infine anche chi e’ pronto a garantire che i fautori del voto “non subito” o “non a tutti i costi” siano, all’interno dei gruppi parlamentari, maggioranza rispetto a chi la pensa come Zingaretti: “Con Di Maio un governo non possiamo farlo – osserva un esponente leale al segretario – ma il 75% del Parlamento non vuole il voto anticipato. Servirebbe un progetto politico che non si riduca a non far andare Salvini al voto”.

Il capogruppo alla Camera Graziano Delrio, inoltre, in un’intervista al Mattino, riponendo piena fiducia nel Capo dello Stato, ha implicitamente sollevato un tema che sta facendo breccia su molti parlamentari del Pd, e cioe’ quello di organizzare una strategia politica capace di evitare che un Parlamento sovranista scelga il prossimo inquilino del Quirinale. Nella Lega, frattanto, c’e’ la consapevolezza che il piano possa portare ad un monocolore M5s, magari con l’appoggio esterno del Pd e il sostegno – si rimarca – di chi non vuole lasciare lo scranno del Parlamento. Tuttavia, anche in via Bellerio la tensione è alta. Nel Carroccio si aspettano le mosse di FI. “Se Salvini non porta Forza Italia nell’alleanza di centrodestra, il partito imploderebbe e molti in Parlamento potrebbero non rispondere all’appello di Berlusconi”.

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Perche’ la linea del Cavaliere e’ quella di un no a manovre di palazzo. Del resto in pochi sono disposti ad avventurarsi in un governo che poi magari porterebbe il Paese alle urne dopo pochi mesi. Ma i timori dei leghisti restano. Percio’ si guarda alle mosse del Colle. “Bisogna prendere atto della situazione e dare la palla al presidente della Repubblica, come dice la Costituzione. A noi sembra naturale e scontato andare a nuove elezioni”, il messaggio di Giancarlo Giorgetti che ha chiamato in causa il presidente del Consiglio: “Mi sembra – ha spiegato – di aver capito che Conte non si voglia dimettere ma voglia andare a una conta in aula e questa e’ una rottura traumatica”. Il premier sta preparando il discorso che pronuncera’ al Senato, con l’obiettivo – il sospetto tra gli ‘ex lumbard’ – di puntare non solo il dito contro Salvini ma anche di frenarne la corsa alle elezioni, aprendo ad un esecutivo ‘salva-conti’.

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