Crescono i mal di pancia nel M5s. Fico accelera sulla scissione, ecco il piano

Crescono i mal di pancia nel M5s. Fico accelera sulla scissione, ecco il piano
Roberto Fico e Luigi Di Maio
3 giugno 2019

Il MoVimento Cinque Stelle sembra sprofondare in una crisi irreversibile. In una certa misura, il trauma del 26 maggio ha anche sdoganato “le correnti” che da tempo covavano all’interno del movimento. Infatti, il dissenso interno, che fino a ieri si era espresso solo per voci singole e immediatamente sospettate di “deviazionismo”, ha ricevuto nell’attimo di tormentata autocoscienza una sua legittimazione. E così in queste ultime ore in casa 5stelle è successo di tutto. S’è visto la deputata pentastellata, Carla Ruocco, col suo voto contrario a Di Maio su Rousseau; Roberto Fico, che per la prima volta ha partecipato all’assemblea dei gruppi parlamentari sentenziando di essere “sempre stato contrario alla politica che si identifica in una sola persona”. O Gianluigi Paragone, per citare un altro “capo popolo”, che senza mezzi termini ha detto che Di Maio ha troppi incarichi e così non va bene.

In sostanza, è tempo di resa dei conti. La sparata di Fico sui rom e migranti fatta alla Festa della Repubblica non è certo campata in aria. Una mossa che ha scosso governo ma soprattutto lo stesso suo compagno di partito, Di Maio, che sempre più indebolito dopo la batosta europea del 26 maggio ha subito preso le distanze. “Le parole di Fico? Io e Roberto su queste questioni siamo molto diversi – ha detto il vicepremier pentastellato -. È una sua opinione, lui è il Presidente della Camera, io il capo politico del M5S”. Messaggio chiaro verso colui, Fico, che da tempo tenta una fuga in avanti per strappare proprio al suo capo politico quella parte di movimento che guarda con più benevolenza a sinistra. E con l’aria di crisi che tira, il colpo di acceleratore di Fico ci sta tutto. Anche il senatore M5s, Gabriele Lanzi, con un post su Facebook corredato da una vignetta si scaglia contro Fico: “Il 2 giugno è la nostra festa. Non è di tutti! È la festa degli italiani. Non c’è bisogno di aggiungere altro”.

Da presidente della Camera, Fico ha vestito sovente i panni dell’ex presidentissima compagna Laura Boldrini. Dalle sparate antifasciste alla lotta al nazifascismo, l’imparzialità del ruolo istituzionale è stata così oscurata dai pronunciamenti del compagno a Cinque Stelle, che ha tentato di spostare l’asse del suo movimento sempre più a sinistra. Il risultato elettorale della netta virata pentastellata è sotto gli occhi di tutti, un dimezzamento dei voti rispetto alle politiche di marzo 2018 che ha ridimensionato le ambizioni plebiscitarie delle piazze riempite con i Vaffa e le accuse alla casta. Ed è da qui che vorrebbe ripartire Fico che non a caso ha lanciato la proposta di trasformare in partito il movimento, sottolineando la necessità di ascoltare le “assemblee territoriali”. Come dire spegnere la piattaforma Rousseau e riaccendere i Meetup.

Leggi anche:
Autonomia, Conte vede "dirittura finale". Governatori: così è no
Segui ilfogliettone.it su facebook

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@ilfogliettone.it



Commenti