Generale Haftar a Roma, traffico esseri umani e terrorismo in agenda

Generale Haftar a Roma, traffico esseri umani e terrorismo in agenda
Il ministro dell'Interno, Marco Minniti, con il generale Khalifa Haftar
26 settembre 2017

Da ieri pomeriggio Khalifa Haftar si muove a Roma spostandosi in gran segreto. A poco più di 20 giorni dal suo incontro a Bengasi con il ministro dell’Interno Marco Minniti, l’uomo forte della Cirenaica ricambia la visita e conferma l’apertura di un canale di comunicazione con l’Italia. La sua agenda romana è fitta di impegni, colloqui “tecnici” ma anche dal valore “politico”, spiega una fonte ad askanews, notando che il suo viaggio in Italia rientra negli sforzi compiuti per favorire la partecipazione di tutte le parti libiche alla rielaborazione dell’accordo politico di Skhirat del dicembre 2015 (proprio in queste ore, a Tunisi, è in corso una riunione a tal proposito sotto l’egida dell’inviato Onu per la Libia, Ghassan Salamé). Arrivato all’aeroporto di Ciampino, Haftar ha scelto un hotel ai Parioli per il suo soggiorno nella capitale. Questa mattina è stato ricevuto dai vertici dell’Aise, l’Agenzia informazione e sicurezza esterna, mentre nel pomeriggio ha avuto un incontro con il capo di Stato Maggiore Claudio Graziano e con il ministro della Difesa Roberta Pinotti. Restano insistenti, ma non confermate ufficialmente, le voci di un successivo colloquio con il titolare del Viminale Marco Minniti, che lo ha invitato a Roma in occasione della sua missione a Bengasi. E anche la prevista cena organizzata per questa sera al Circolo Ufficiali, secondo alcune fonti, potrebbe saltare all’ultimo momento.

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Un’aura di segretezza, quella che circonda i suoi appuntamenti romani, che fa il paio con la scelta del governo di tenere sottotraccia il dialogo. La decisione del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e del capo della diplomazia Angelino Alfano di evitare un incontro con il generale libico ribadisce l’intenzione dell’Italia di tenere un punto fermo nella sua politica sulla crisi in Libia, seppur mantenendo aperto un “canale di dialogo con tutti”: il riconoscimento del governo di Accordo di unità nazionale presieduto da Fayez al Sarraj. Il contrasto al traffico di esseri umani nel Mediterraneo e alle reti terroristiche operanti nel Paese nordafricano figurano tra i temi discussi con il generale. La controparte italiana ha confermato di essere pronta a sostenere gli sforzi per la stabilizzazione della Libia, per una soluzione inclusiva e pacifica della crisi, per la sua unità e sicurezza, proseguendo gli impegni già presi nel Paese ed, eventualmente, avviandone degli altri, previa approvazione del Parlamento. All’operazione Ippocrate – quella che dallo scorso settembre vede dispiegato un ospedale da campo a Misurata – e alla missione della nave officina Tremiti della Marina militare a Tripoli, potrebbe aggiungersi anche un contributo italiano alla sicurezza dei confini Sud della Libia. Nell’autunno scorso il generale libico aveva aspramente criticato la decisione italiana di inviare un ospedale da campo in Libia. E ad inizio agosto, l’uomo forte della Cirenaica aveva minacciato di colpire qualsiasi nave, “italiana o di qualsiasi altro Paese”, che sarebbe entrata nelle acque territoriali libiche senza la sua autorizzazione. Una minaccia – riferisce una fonte – che non è stata più riproposta da Haftar nelle ultime settimane a sugello dell’accresciuto feeling con l’inquilino del Viminale.

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