Dal Pd a Leu, sinistra in ordine sparso su “manovra del popolo”

Dal Pd a Leu, sinistra in ordine sparso su “manovra del popolo”
Matteo Renzi
29 settembre 2018

Nemmeno la “manovra del popolo” mette d’accordo la sinistra italiana, il deficit al 2,4% annunciato dal governo viene commentato con mille voci e toni diversi dall’arcipelago che va dal Pd fino a Leu, nelle sue diverse articolazioni di Sinistra italiana e Mdp.

Il Pd è sostanzialmente unito nel dire no, ma si coglie una differenza di accenti tra un Matteo Renzi che considera M5s il nemico numero uno e il resto del partito che comunque pensa di dover parlare agli elettori sedotti dal reddito di cittadinanza. A sinistra del Pd, poi, si va oltre: la sfida all’Ue e il reddito di cittadinanza piacciono e qualcuno, come Stefano Fassina, arriva persino a parlare di mossa “coraggiosa” e a chiedere “da che parte sta la sinistra”.

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E’ Renzi guida la rivolta contro la “manovra del popolo”, l’ex leader Pd parla di “deriva venezuelana”, attacca la “macchina da guerra chiamata Ufficio Comunicazione” messa in piedi dalla maggioranza e pronostica: “Nei prossimi 12 mesi l’economia si bloccherà, i posti di lavoro diminuiranno dopo anno di segno più. Gli investitori stranieri ridurranno gli investimenti”.

Uno scenario da allarme democratico, rilanciato sui social network dagli esponenti Pd più vicini all’ex leader. La manovra non piace nemmeno a Nicola Zingaretti, ma in questo caso il giudizio è molto meno apocalittico, nessuna “deriva venezuelana”. Dice il governatore del Lazio: “Niente di nuovo. Siamo alle solite. Nuovi debiti che dovranno pagare soprattutto i giovani”. Zingaretti non va oltre la previsione di “nuovi debiti che ricadranno sulle spalle delle nuove generazioni”. Un po’ come il segretario Maurizio Martina secondo cui “cento miliardi di deficit in tre anni sulle spalle dei giovani”.

Anche l’ex premier Paolo Gentiloni boccia la manovra, ma col suo stile pacato: “Mi ha colpito la festa dei deputati M5s sotto palazzo Chigi. Chi s’indebita ha poco da festeggiare”. Andrea Orlando, poi, si limita a una battuta su twitter: “Le conseguenze di oggi della manovra del popolo: per ora premia gli speculatori finanziari”.

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Ma a sinistra del Pd, appunto, c’è persino chi applaude. “L’obiettivo di deficit al 2,4% del Pil – scrive Fassina su Huffington post – è necessario e coraggioso, quindi pericoloso, come evidenzia la prevedibile e prevista agitazione dei mercati”. L’ex vice-ministro dell’Economia vede nella sfida giallo-verde una rivincita della politica sulla finanza: “Si apre una inedita partita. Finalmente, ritorna il primato della politica sull’economia, condizione necessaria, ahimè non sufficiente dati i rapporti di forza interni e esterni, al primato della sovranità costituzionale. La cosiddetta sinistra da che parte sta?”.

Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, sceglie una specie di “né con lo Stato, né con le Br” e afferma, sempre su Huffington post: “Non mi scandalizzo per il deficit, ma per come viene utilizzato. Ma chi attacca il governo nel nome dei mercati commette l’ennesimo errore politico, e fa un favore a Lega e M5s”.

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C’è poi Alfredo D’Attorre, ex Pd, ora in Leu ala Mdp, che non dimentica le ruggini con gli ex compagni di partito e pubblica lo screenshot di un pezzo del 2017, quando Renzi proposte di arrivare al 2,9% nel rapporto deficit-Pil. Un’osservazione che, a microfoni spenti, fanno anche nel Pd. Tanto che Renzi in serata approfitta di un tweet M5s per replicare all’accusa: “Cari amici grillo leghisti! Nel libro “Avanti” dico di portare il deficit al 2.9% ma solo se c’è una manovra choc di riduzione del debito pubblico di decine di miliardi. Purtroppo è un libro, un libro senza figure: Di Maio non lo capisce. Ma voi potete spiegarglielo?”.

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