De André, l’immortale poeta degli sconfitti

De André, l’immortale poeta degli sconfitti
Fabrizio De Andrè
10 gennaio 2019

Gli piaceva guardare il mare e sognare, guardare le nuvole e sognare. Lui era ‘il principe libero’ di Genova, cantautore “incazzato, mediamente colto, sensibile alle vistose infamie di classe”. Scriveva cose molto dolci di questo tipo: “i tuoi larghi occhi che restavan lontani anche quando io sognavo anche mentre ti amavo…” oppure di questo: “la chiamavano bocca di rosa metteva l’amore metteva l’amore”. Chi non conosce i suoi versi.

Fabrizio De Andrè è scomparso da vent’anni, venerdì 11 gennaio 2019 ricorrere l’anniversario della sua morte, ma la sua musica e le sue parole rivivono ancora da generazione in generazione. Oggi, giovedì 10 gennaio, RaiUno dedicherà uno speciale al grande Faber condotto dal giornalista esperto musicale Vincenzo Mollica alle ore 20.30 con ‘Parole e Musica di un Poeta’. Un modo per ricordare il suo genio e la sua sensibilità artistica. Lo stesso giorno sono anche previste varie iniziative organizzate in diverse città italiane per ricordarlo.

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Lo studiano a scuola i ragazzi, esiste pure il premio De André e un film: “Il principe libero”, uscito un anno fa, diretto da Luca Facchini, con Luca Marinelli nel ruolo del protagonista. Manca un cantautore come lui in questi tempi. Mancano le sue composizioni. Aveva 58 anni quando si è spento, ma non si è mai lasciato sconfiggere dal carcinoma polmonare che lo aveva colpito, anzi. Aveva già dei progetti, tra i quali la scrittura di un libro con Oliviero Malaspina che avrebbe dovuto portare il titolo di ‘Dizionario dell’ingiuria’. Poeta e intellettuale dalla grande sensibilità d’animo, tanto che molti amano definirlo cantore delle vittime di ingiustizia. E non solo: anche dell’amore, del valore della solitudine, delle minoranze.

Diventò famoso grazie a ‘La canzone di Marinella’ , incisa e interpretata dalla cantante Mina nel 1967 e poi incisa insieme nel 1997. E oggi tra memoria e impegno, lo si ricorda come un pezzo raro, unico. Aveva paura ad esibirsi in pubblico Faber. Paura superata grazie ad un concerto tenutosi alla Bussola nel 1974. Da qui ne sarebbero seguiti tantissimi altri. Di lui si parlò anche per il rapimento avvenuto il 27 agosto 1979: De André e la sua compagna Dori Ghezzi, divenuta sua moglie dieci anni più tardi, furono sequestrati e finirono nelle mani dell’anonima sequestri sarda. Poi liberati quattro mesi dopo, tra il 21 e il 22 dicembre, dopo che fu versato il riscatto (550 milioni di lire circa). Ma non è tutto: per le sue idee politiche fu sorvegliato anche dai servizi segreti. Era uno sguardo attento sul mondo che lo circondava Faber.

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Di recente, al Rouge et Noir di Palermo, Dori Ghezzi, a dicembre scorso, ha presentato il suo libro dedicato al marito, dal titolo: “Lui, io, noi”, edito da Einaudi. Un libro molto intimo, che racconta diversi episodi inediti. Sin da bambino ha da subito manifestato insofferenza alle regole. I suoi genitori compresero la sua grande predisposizione artistica tanto che Fabrizio iniziò a studiare violino con l’insegnante Gatti. Poi, nel 1954, iniziò a suonare anche la chitarra. È nel 1955 che risale la sua prima esibizione in pubblico per uno spettacolo di beneficienza al teatro Carlo Felice. Smise di studiare Giurisprudenza a soli sei esami dalla laurea perché, era solo la sua musica l’unico impegno. Così nel 1958 uscì il suo primo disco, dal titolo ‘Nuvole Barocche’. Il vero successo lo doveva alla cantante Mina, che decise di incidere ‘La canzone di Marinella’. Fabrizio era un grande amico di Paolo Villaggio e non solo: anche Gino Paoli e Luigi Tenco. Nel 1961 De André si sposò con Enrica Rignon detta ‘Puny’. Un anno dopo nacque il figlio della coppia, Cristiano, ma a metà degli anni Settanta i due divorziarono. Poi nel 2004 la donna morì. Nel 1975 invece eseguì il suo primo tour musicale. Aveva un carattere schivo e per questo evitava la luce dei riflettori. Mentre nel ’77 nacque sua figlia Levi, avuta dalla compagna, poi moglie, Dori Ghezzi.

IL POETA DEGLI SCONFITTI

La sua carriera artistica era caratterizzata da fusioni e sincretismi culturali, non solo in Italia ma anche a livello internazionale. La sua musica ribelle rompeva tutti gli schemi sia quelli sociali che culturali e musicali. È per questo motivo che viene ricordato come il cantautore degli emarginati o come il poeta degli sconfitti. A loro De André dedicava ballate, delle vere opere d’arte musicali. Le sue fonti d’ispirazioni erano: le ballate francesi o Leonard Cohen e ancora Bob Dylan. Nei suoi testi il cantautore genovese sfidava le convenzioni borghesi, ripudiava la violenza, raccontando le vite di quanti non riuscivano a trovare spazio nella società: i brani come ‘Bocca di Rosa’, ‘La Guerra di Piero’ e ‘Via del Campo’ rimarranno attuali per sempre.

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