Decreto Dignità, l’affondo di Boeri: “Il ministero del Lavoro sapeva, Di Maio perde contatto con la terra”

Decreto Dignità, l’affondo di Boeri: “Il ministero del Lavoro sapeva, Di Maio perde contatto con la terra”
Luigi Di Maio e sullo sfondo Tito Boeri
20 luglio 2018

E’ stato bocciato da tutti. O quasi. A credere alla bontà del dl Dignità, sembra essere rimasto solo Luigi Di Maio. Anche Giuseppe Conte pare prendere le distanze da un provvedimento che doveva dare una svolta all’occupazione e allo sviluppo del Paese, ma che invece ha bisogno di un “meccanismo incentivante” per i contratti a tempo indeterminato. Una consapevolezza, quella del premier, arrivata a otto giorni dalla pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale.

L’attacco di Boeri

Poi c’è la questione degli ottomila posti di lavoro che si perderebbero ogni anno allo scadere dei 24 mesi del contratto e di cui, Di Maio, aveva dichiarato di esserne venuto a conoscenza proprio all’entrata in vigore della norma. E bollando il fatto come “sabotaggio”. Irrompe Tito Boeri: “La relazione tecnica con la stima dell’impatto occupazionale negativo è pervenuta al ministero del Lavoro una settimana prima della trasmissione del provvedimento alla Presidenza della Repubblica. Mentre la Rgs (Ragioneria generale dello Stato, ndr), in questo lasso di tempo, ha richiesto chiarimenti all’Inps, che hanno poi portato a una nuova versione della relazione tecnica con stime dell’impatto del provvedimento sulla spesa per Naspi, analoghe richieste non sono pervenute dal Ministero del Lavoro”.

Il ministero del Lavoro già sapeva

Un colpo dopo l’altro ha sferrato il presidente dell’Inps nel corso dell’audizione sul dl Dignità di fronte alle commissioni Finanze e Lavoro della Camera. Boeri, che si ritrova nel mirino del governo giallo-verde, e su una poltrona traballante, ieri s’è presentato con documenti alla mano. E ricostruendo, con tanto di scambio di mail fra l’Inps e il ministero del Lavoro, la vicenda della stima (“ottimistica” per Boeri) della perdita degli 8mila posti di lavoro, oggetto del duro braccio di ferro con il governo nei giorni scorsi, ha chiosato: “Dalla formulazione della richiesta si evince che il ministero del Lavoro già aveva messo in conto una riduzione dell`occupazione a tempo determinato per effetto del decreto”. Boeri ha fornito ai parlamentari, tra l’altro, l’istanza scritta pervenuta all’Inps dal ministero del Lavoro che recita: “In particolare, occorre stimare la platea dei lavoratori coinvolti al fine di quantificare il minore gettito contributivo derivante dalla contrazione del lavoro a tempo determinato nonché il maggiore gettito derivante dall’aumento del contributo addizionale previsto dall’art.2, c. 28, della legge 92/2012”.

I dubbi dei tecnici della Camera

L’intervento del presidente dell’Inps è stato un crescendo contro il titolare del Lavoro, rimarcando, cifra per cifra, tutto ciò che il capo politico pentastellato aveva dichiarato nei giorni scorsi. Poi l’affondo: “Di Maio perde il contatto con la crosta terrestre”. Intanto, dopo l’ennesimo rinvio di ieri, comincerà il 25 luglio l’iter del decreto Dignità alla Camera. Entrando nel merito del provvedimento, anche dubbi dei tecnici del Servizio Bilancio di Montecitorio arrivano sugli ottomila soggetti che non troverebbero altra occupazione allo scadere dei 24 mesi del contratto. In particolare, per i tecnici, “appare necessario acquisire ulteriori elementi a sostegno delle ipotesi sottostanti l’individuazione degli effetti onerosi” nella quantificazione di ottomila unità.

Gli industriali bocciano il dl Dignità

In sostanza, anche alla Camera vogliono vederci chiaro. Come di questo provvedimento, vogliono vederci chiaro pure sindacati e mondo produttivo. “Se davvero si vuole creare occupazione stabile e non precaria, vanno premiate, con incentivi forti e stabili, le aziende che assumono con contratti a tempo indeterminato e far pagare di almeno due o tre percentuali in più i contratti a termine”, dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara. Mentre una bocciatura su tutta la linea arriva da Confindustria, com’è noto. Gli industriali parlano di un provvedimento che “crea incertezza” e “limita la crescita”. Per quanto riguarda gli effetti sullo sviluppo, inoltre, “saranno peggiori” di quelli riportati nella stessa norma. E sulla delocalizzazione, infine, Il decreto contiene “regole poco chiare e punitive”. La palla ora passa al parlamento.

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