Dieta mediterranea, italiani longevi e con aspettativa di vita sana piu’ alta al mondo. Ma a rischio sono under 18

Dieta mediterranea, italiani longevi e con aspettativa di vita sana piu’ alta al mondo. Ma a rischio sono under 18
12 ottobre 2017

Gli italiani non sono solo longevi, ma anche una delle popolazioni con “l’aspettativa di vita sana” piu’ alta al mondo. Secondo il Food Sustainability Index (FSI) solo Giappone (74,9 anni) e Corea del Sud (73,2 anni) hanno fatto meglio del nostro Paese (72,8 anni come Israele). Eppure e’ allerta, in Italia, per la “Generazione Z”, ossia gli under 18, tra i quali 1 su 4 e’ in sovrappeso o obeso. Le cause? L’allontanamento progressivo dalla Dieta Mediterranea, vero e proprio elisir di “lunga vita”, e una diffusione sempre maggiore del Junk Food. Se incrociamo questi dati con la scarsa propensione degli italiani per l’attivita’ fisica appaiono evidenti possibili ricadute in termini di incidenza di malattie come diabete (ne soffrono circa il 5,4% dei nostri connazionali ), patologie cardiache (una delle principali cause di morte al mondo con 20 milioni di decessi nel 2015) e patologie croniche (che determinano il 60% dei decessi a livello globale). Sono questi i dati diffusi in vista della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, dal Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN), durante la presentazione dell’8° Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione a Milano. Mangiare sano – e’ emerso dall’incontro – e’ un dovere verso l’ambiente ma anche verso noi stessi, perche’ quello che mangiamo influisce sulla nostra salute. Ma quando parliamo di cibo non dobbiamo neppure dimenticare che siamo chiamati a superare uno dei piu’ grandi paradossi mondiali dell’alimentazione. Nel mondo, oggi, si contano oltre 7 miliardi di persone delle quali 2,1 miliardi soffrono di obesita’, una vera e propria epidemia che colpisce i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, mentre 815 milioni di persone soffrono la fame.

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Un fenomeno, questo della disuguaglianza e della mancanza di cibo, che si traduce anche nelle recenti migrazioni. Non solo, e’ di circa 750 miliardi di euro l’anno il corrispettivo economico del cibo buttato e sprecato: 1/3 del cibo del mondo che va a male alla fonte, si perde, diventa immangiabile durante la distribuzione o viene gettato via tra supermercati, ristoranti e cucine prima ancora di arrivare a tavola. Circa 4 volte la quantita’ necessaria a sfamare gli oltre 800 milioni di persone sul pianeta che soffrono la fame. In Italia si arrivano a gettare una media di 110,5 Kg di cibo all’anno pro-capite. Meglio di Stati Uniti (277,90 Kg/pro-capite all’anno) o del Regno Unito (131,53 Kg), ma comunque peggio di Paesi come Francia (110 Kg) e Germania (104 Kg). A livello europeo, inoltre, si sprecano in media 180 kg di cibo pro-capite all’anno; il 42% di questo spreco avviene a livello domestico. La Giornata Mondiale dell’Alimentazione, viene celebrata, annualmente dalla Fao, il 16 ottobre, per commemorare la fondazione dell’Organizzazione nel 1945. In oltre 150 Paesi di tutto il mondo, si organizzano eventi che lo rendono uno dei giorni più celebri del calendario delle Nazioni Unite. Si tratta di occasioni volte principalmente alla sensibilizzazione ed alla mobilitazione per chi soffre la fame, per garantire sicurezza alimentare e diete nutrienti per tutti.

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