Elezioni anticipate, una questione di lana caprina

Elezioni anticipate, una questione di lana caprina
27 maggio 2017

di Gaetano Mineo

C’è chi vorrebbe celebrare le elezioni politiche il 17 settembre, chi il 24. Altri il 15 ottobre o il 22. E altri ancora a fine naturale della legislatura, febbraio 2018. Sembra divenuto lo sport più gettonato di questi ultimi mesi, quello di fissare la data delle prossime Politiche. Uno sport che sta tanto appassionando proprio la politica e non certo i cittadini che hanno decisamente problemi più imminenti. E più seri. A partire da una crisi economica che al di la delle percentuali di crescita da zero virgola comunicate, puntualmente dall’Istat, da diversi anni a oggi gli italiani non riescono ad arrivare alla fine del mese. Per non parlare della crescente mancanza di lavoro che porta sempre più giovani all’estero e genitori a fare salti mortali per tirare a campare. Una questione di lana caprina, quindi, quella della data delle elezioni. Non fosse altro perché, di certo, il presidente della Repubblica Mattarella non scioglierà le camere non prima che il parlamento abbia varato la Finanziaria 2018. Almeno si spera. Una manovra che sarà una bella gatta da pelare per il governo, in quanto dovrà stringere la cinghia con “mestiere” se non vuole risultare impopolare agli elettori. Altra questione. Per arrivare alle elezioni anticipate si deve aprire una crisi di governo, solitamente in seguito a un voto di sfiducia al governo in carica, nel caso specifico all’esecutivo Gentiloni. Tradotto: il Pd, il partito di Renzi (e di Gentiloni), dovrebbe sfiduciare il premier, “braccio operativo” del segretario dem a Palazzo Chigi. In sostanza, ancora una volta si manifesta una politica irresponsabile e incapace a guidare un paese, l’Italia, che ogni anno perde ‘gioielli’ della cultura, dell’economia, e non ultimo eccellenti risorse umane.



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