Il libro di Michael Wolff su Trump, la Casa Bianca trema

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5 gennaio 2018

Uscira’ oggi, in anticipo rispetto al 9 gennaio inizialment Trumpe programmato, l’incendiario libro del giornalista Michael Wolff sulla Casa Bianca di Donald Trump. Lo ha reso noto l’editore, Herny Holt, spiegando che il volume “Fire and Fury: inside the Trump White House”, sara’ in vendita da oggi alle 9 di Washington “in tutti i formati” in seguito ad una “richiesta senza precedenti”. Lo stesso autore  Wolff ha ringraziato via Twitter il presidente Donald Trump per il successo del suo libro che e’ gia’ numero uno su Amazon. “Ci siamo – ha cinguettato Wolff – potete comprarlo. Grazie signor presidente”. In questi ultimi giorni, Trump ha tentato di bloccare il libro di cui sono stati pubblicati diversi estratti che lo hanno fatto infuriare. Un avvocato del presidente degli Stati Uniti, Charles Harder, ha inviato una lettera di diffida all’autore del libro e all’editore, Henry Holt and Co., in cui si chiede di “porre fine a qualsiasi altra pubblicazione o diffusione del libro”, o di estratti e riassunti dei suoi contenuti, altrimenti il team legale di Trump è pronto a citarli, tra l’altro, per diffamazione. L’avvocato inoltre ha chiesto una copia integrale del libro come parte delle sue indagini. In precedenza, lo stesso Harder aveva inviato una lettera di diffida all’ex capo stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, accusandolo di violazione di un accordo di confidenzialità, rotto con le rivelazioni riportate nel libro di Wolff, che dovrebbe essere in vendita dalla prossima settimana.

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Gli stralci di “Fire and Fury: Inside the Trump White House” hanno fatto infuriare Trump, in particolare per il giudizio sull’incontro organizzato con i russi alla Trump Tower dal figlio del presidente, Donald Trump Jr., che si aspettava di ricevere informazioni compromettenti su Hillary Clinton, allora candidata democratica alla presidenza e, quindi, rivale di Trump. Nella lettera a Bannon, riportata dai media statunitensi, l’avvocato Harder ha scritto: “Lei ha rotto l’Accordo, tra altre cose, comunicando con l’autore Michael Wolff riguardo al signor Trump e ai membri della sua famiglia”. Il legale ha accusato Bannon di “rivelazione di informazioni confidenziali” a Wolff e di aver fatto commenti a tratti “chiaramente diffamatori” nei confronti del capo dello Stato e dei suoi familiari. Secondo l’ex stratega di Trump, per esempio, l’incontro alla Trump Tower – di cui tanto si parla da mesi, nell’ambito delle indagini sulle interferenze russe nelle elezioni – tra lo staff dell’allora candidato repubblicano alla presidenza e i russi sarebbe stato “sovversivo” e “antipatriottico”.

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Trump, poco dopo la pubblicazione degli estratti, ha risposto con un comunicato, in cui ha scritto che Bannon “non solo ha perso il suo lavoro, ha perso anche la testa”. Il presidente, ricordando che Bannon è stato licenziato, ha detto che il suo ex stratega “non ha niente a che fare con me o con la mia presidenza”. “Steve finge di essere in guerra con i media, che chiama il partito di opposizione, ma ha trascorso il suo tempo alla Casa Bianca facendo uscire false informazioni per far sembrare di essere più importante di quanto fosse. Questa è l’unica cosa che fa bene”. Ore dopo, ieri sera, Bannon ha definito Trump “un grande uomo” e ha detto di sostenerlo “giorno dopo giorno”. Bannon è tornato a lavorare per Breitbart, l’organo d’informazione preferito dalla destra anti-establishment, lasciato per guidare la campagna elettorale di Trump, di cui poi è stato ‘stratega capo’ alla Casa Bianca.

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