Estersioni e riciclaggio, 17 arresti in provincia di Catania

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20 novembre 2018

Operazione antimafia dei carabinieri tra Catania e Siracusa. Su disposizione della Procura etnea, i militari hanno arrestato 17 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, furto in abitazione, lesioni e riciclaggio di proventi illeciti. Il provvedimento trae origine da una complessa indagine condotta dalla Compagnia Carabinieri di Giarre che ha consentito di disarticolare le ‘nuove leve’ e l’attuale reggente del clan mafioso “Laudani-Lussi i ficurinia”; accertare, da parte del clan, la disponibilità di un arsenale nascosto; evidenziare il controllo del territorio da parte del gruppo, attraverso l’imposizione del pizzo, le assunzioni forzate, gli incendi e i furti di veicoli; documentare il riciclaggio dei proventi delle attività illecite mediante prestanone; appurare l’interesse del clan nel supportare, alle elezioni comunali del 2016, soggetti a loro vicini, rimasti ignoti; riscontrare la gestione illegittima degli appartamenti di proprietà della Regione Sicilia e gestiti dall’Istituto Autonomo Case Popolari di Acireale.

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L’indagine, denominata “Smack Forever” ha ricevuto una grande spinta dalle dichiarazioni di più collaboratori di giustizia, utili per delineare l’organigramma e le attività del clan di Giarre, al vertice della quale vi sarebbe Alessandro Liotta già arrestato nel febbraio 2017. Liotta si avvaleva dei suoi affiliati per molteplici attività criminali. Particolarmente sprezzante e spregiudicato risultava essere il metodo adottato per taglieggiare gli esercenti, soprattutto a danno delle attività appena avviate e quindi in maggiore difficoltà, considerati gli investimenti. In alcuni casi i titolari che si rifiutavano o pagavano in ritardo venivano sottoposti a pestaggi o gravi intimidazioni con bottiglie contenenti liquido infiammabile. Alcuni fra i numerosi negozi vittime di estorsioni, tentate o consumate, perpetrate dal gruppo criminale, sono ad oggi chiusi, a conferma del condizionamento ambientale che soffoca le possibilità di crescita del territorio.

Accanto al capo clan spiccano anche figure femminili, sue corree principali e fedeli affiliate “marchiate” dal tatuaggio mafioso con il “musso”, partecipi del riciclaggio dei proventi illeciti e protagoniste di estorsioni. Liotta gestiva la cassa comune tramite “prestanomi”, riversandovi i proventi illeciti dei furti, delle estorsioni e dei cosiddetti “cavalli di ritorno”, effettuati dopo i furti di autovetture. Il boss disponeva furti, curava i contatti con le “famiglie” acesi, catanesi e di Piedimonte Etneo, dirimeva le cosiddette “tarantelle” fra i vari affiliati, impartiva disposizioni agli affiliati per eludere le indagini e capire se le vittime del racket avessero o meno denunciato ai carabinieri, assicurava il sostentamento economico ai detenuti del gruppo e organizzava spedizioni punitive.

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Altro ambito d’interesse del clan ha riguardato le elezioni amministrative di Giarre del 2016. Le indagini hanno attestato l’interessamento di Liotta e dei suoi affiliati per la tornata elettorale, evidentemente finalizzato ad ottenere benefici futuri. Pur non essendo emersa la prova dello scambio di voti, le indagini hanno attestato contatti con candidati, non meglio identificati, nonché il proposito del gruppo di attivarsi per promettere esigue elargizioni di denaro e regalie varie, per ottenere la preferenza elettorale da far pervenire a candidati “di comodo”. Liotta, inoltre, gestiva illegittimamente l’assegnazione delle case popolari nelle quali faceva confluire le residenze anagrafiche delle persone a lui più vicine, o comunque lucrava sui canoni delle locazioni, scomputando debiti che vantava nei confronti di terzi. Per farlo sottraeva gli immobili ai precedenti possessori anche con modalità violente. In alcuni casi, l’Istituto Autonomo Case Popolari di Acireale, avendo accertato le occupazioni abusive, ha invitato il Comune di Giarre ad attivare con urgenza la procedura di sgombero.

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