Estrema destra in crescita nei sondaggi, domenica la Svezia al voto

Estrema destra in crescita nei sondaggi, domenica la Svezia al voto
Jimmie Åkesson con la fidanzata Louise Erixon.
3 settembre 2018

Otto anni fa erano il sei percento, quattro anni fanno il 13. Oggi i sondaggi danno i Democratici Svedesi attorno al venti, e domenica nelle urne potrebbero raddoppiare ancora una volta: una progressione geometrica che rischia di portarli al governo, magari solo in coalizione, ma comunque al governo di una delle piu’ importanti democrazie europee. L’unica o quasi che ancora adesso e’ retta da un partito socialista.

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La Svezia svolta a destra, molto a destra, e nessuno da’ piu’ per possibile la riconferma della coalizione di socialdemocratici e verdi. Al contrario. Chi dovrebbe approfittare della montante ondata xenofoba e nazionalista e’ la componente che piu’ ha saputo soffiare sul fuoco delle paure: il Partito dei Democratici Svedesi. La loro campagna elettorale ricalca temi e immagini ben conosciute anche nell’Europa del sud: quartieri di periferia dove gli abitanti vivono nella paura imposta dagli immigrati, lampeggianti della polizia, auto che esplodono. Un po’ meno, di recente, quello che era invece un cavallo di battaglia appena qualche mese fa: l’idea della Swexit, l’uscita da questa Ue di banche e burocrati che dettano legge dalle loro scrivanie di Bruxelles.

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Ma l’economia non va male, in Svezia: il tasso di disoccupazione e’ tollerabile, la crescita tutto sommato soddisfacente; in fondo l’Europa non e’ in cima alle preoccupazioni dell’elettore medio. Lo e’ molto di piu’ l’immigrazione, in un paese che dagli anni Ottanta del secolo scorso e’ abituato ad ospitare piu’ di 150.000 stranieri cui lo Stato paga anche i corsi di lingua, per favorirne l’integrazione. E’ su questo che ha deciso di puntare il leader del partito, Jimmie Akesson. Akesson oggi ha 39 anni. Quando prese in mano il partito ne aveva 30. Era un partito di estrema destra, nato come movimento, cosi’ come un movimento era all’epoca il Partito del Progresso norvegese ed il Partito del Popolo danese. I Democratici Svedesi erano dei veri paria, stretti nell’angolo di percentuali risibili, anche grazie ai numerosi elementi neonazisti che ne facevano parte.

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Arrivato al vertice, il giovane fece quello che e’ stato fatto anche in altri movimenti della destra europea: mettere da parte e accompagnare alla porta i piu’ impresentabili, favorendo una trasmutazione non genetica, ma estetica. Questo ha permesso lo sfondamento al centro, dove l’elettorato medio in fondo non aspettava altro, preparato come era da decenni di governi conservatori. Lo stesso processo registrato nel Regno Unito o in Germania. L’importanza delle elezioni di domenica prossima va oltre i confini nazionali della Svezia. L’eventuale affermazione delle destre sposterebbe ulteriormente l’asse della politica europea, in questo momento gia’ sbilanciata in favore dell’asse di Visegrad cui si e’ aggiunta recentemente l’Italia. I partiti sovranisti avrebbero un peso determinante in tutta quella fascia che va da Stettino a Trieste, lungo quella che una volta era la Cortina di Ferro.

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Soprattutto, il Baltico diverrebbe un lago sovranista. I partiti populisti si troverebbero al potere in Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia. Solo le tre repubbliche baltiche resisterebbero: l’Estonia con una coalizione centrista, la Lettonia con una di centrodestra, la Lituania con un centrosinistra. Arrivare anche al 25 percento non basta per governare, almeno da soli. Puo’ darsi quindi che Akesson ed i suoi democratici xenofobi, da lunedi’, si trovino davanti al consueto dilemma che si pone in questi casi: purezza ideologica o compromesso? Di solito prevale il secondo: cosi’ e’ stato in questi anni per tutti i partiti fratelli dell’area scandinava e baltica. Soprattutto, pero’, sara’ da vedere se qualcuno accettera’ l’idea di “sporcarsi le mani” con la destra estrema. Finora la campagna elettorale svedese e’ stata all’insegna del “mai con loro”, mantra ripetuto da tutti gli altri otto partiti che partecipano alla competizione. Ma si sa che, dopo lo spoglio delle schede, molte sensibilita’ possono mutare.

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In una recente intervista il leader dei Moderati, Ulf Kristersson, si e’ infatti lasciato sfuggire che il problema della Svezia e’ che si trova adesso a pagare il prezzo di una politica di immigrazione fallimentare. Ed ha aggiunto che “sarebbe pericoloso tornare alla legislazione in vigore prima del 2014”, prima cioe’ che venisse approvato un pacchetto di norme restrittive. Potrebbe essere un tentativo di togliere terra sotto i piedi ad Akesson, ma il rischio e’ alto. In Olanda ha funzionato, permettendo ai liberali moderati di Mark Rutte di arrestare l’avanzata del Partito del Popolo di Geert Wilders. Ma piu’ recentemente in Baviera non e’ andata cosi’: anche li’ si votera’ entro la fine di settembre, e la Csu del ministro di ferro (con gli immigrati) Horst Seehofer sta perdendo punti in favore degli xenofobi di Alternative fuer Deutschland (AfD).

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