L’Ue vota contro Orban, sì ad attivazione articolo 7. Tajani: non verrà applicato

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12 settembre 2018

L’Europarlamento ha chiesto l’attivazione dell’articolo articolo 7 del Trattato Ue nei confronti dell’Ungheria di Viktor Orban, considerata a rischio di violazione dello stato di diritto. Con 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astensioni la Plenaria del parlamento europeo ha approvato a Strasburgo la risoluzione dell’europarlamentare olandese dei Verdi Judit Sargentini, facendo scattare una procedura che ora passa nelle mani del Consiglio Ue, ovvero ai capi di Stato e di governo dell’Unione.

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Immediata la reazione dell’Ungheria. Per il ministro degli Esteri Peter Szijjarto, il voto del Parlamento europeo e’ una “vendetta meschina dei politici pro-immigrazione contro l’Ungheria”, e una “truffa” che “non considera le astensioni, contrariamente al modo in cui sono stati votati i trattati europei”. L’esito del voto non era affatto scontato, non perché non fosse certo l’orientamento favorevole della maggioranza dell’Aula (contrari erano solo i gruppi di destra e una parte, non si sapeva quanto minoritaria, del Ppe), ma perché l’attivazione dell’Art.7, mai richiesta prima dall’Europarlamento, richiede una doppia maggioranza “super qualificata”: devono votare a favore almeno 376 eurodeputati (la maggioranza assoluta), raccogliendo inoltre almeno i 2/3 dei voti espressi, senza contare le astensioni.

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Obiettivo raggiunto, perché in questo caso i 448 favorevoli hanno abbondantemente superato la soglia dei due terzi dei voti espressi, che era di 430 voti (due terzi di 645, ovvero della somma di 448 “sì” e 197 “no”). L’Art.7 del Trattato prevede il Consiglio Ue possa constatare “un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro” dei valori fondamentali dell’Unione elencati nell’Art.2 del Trattato stesso, che recita: “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.

Tuttavia, per il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, “l’avvio della procedura prevista dall’Art 7 rischia di restare bloccata perché serve l’unanimità e la Polonia ha già annunciato che voterà contro”. Le accuse al governo di Viktor Orban, contenute nel rapporto Sargentini, riguardano soprattutto violazioni dello stato di diritto nel campo dell’indipendenza della magistratura e dei media, della libertà accademica, della libertà religiosa, della protezione delle minoranze e della possibilità di operare per le Ong e la società civile, nonché casi di corruzione, appalti irregolari e frode nell’uso dei fondi Ue. Il movimento 5 Stelle e’ stato l’unico all’interno del suo gruppo (Efdd) a votare in favore delle sanzioni all’Ungheria. La maggioranza del Ppe ha invece votato a favore. Solo 59 i contrari, tra cui Forza Italia, e 28 gli astenuti.

Che cosa succederà ora?

La richiesta di attivazione dell’Art.7 contro l’Ungheria è soprattutto, ma fortemente, simbolica: significa che ora il Consiglio Ue dovrà prenderla in considerazione e votare a sua volta se iniziare il complicato iter previsto dal Trattato, che alla fine potrebbe portare a sanzioni contro il Paese sotto accusa, fino alla sospensione dei suoi diritti di voto (ma solo se gli altri Stati membri lo chiedono all’unanimità, ciò che è quanto mai improbabile).

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Finora, l’Art.7 era stato attivato solo un’altra volta, nel dicembre scorso contro la Polonia, ma dalla Commissione europea, e sempre per il rischio di violazione dello stato di diritto. E proprio il fatto che Polonia e Ungheria siano entrambi sotto accusa rende ora ancora più probabile un’alleanza fra i due paesi per bloccare, l’uno a favore dell’altro, la procedura Art.7 al momento cruciale, se mai arriverà, quando si tratterà di votare le sanzioni.

Le reazioni

MELONI ”Fratelli d’Italia è al fianco del popolo ungherese e di Viktor Orban, che l’Unione Europea vorrebbe sanzionare perché ha il coraggio di dire no all’invasione e no all’islamizzazione dell’Europa”. È quanto ha dichiarato il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a margine dell’incontro che si è svolto questa mattina a Roma con l’ambasciatore ungherese, Adam Zoltan Kovacs. Il leader di Fratelli d’Italia ha voluto portare la solidarietà di Fdi al premier Orban e al popolo ungherese nel giorno del voto favorevole del Parlamento Ue alle sanzioni all’Ungheria. ”Con il popolo ungherese. No all’invasione dell’Europa” è stato lo striscione esposto di fronte all’ambasciata dalla delegazione di parlamentari di Fratelli d’Italia presenti al flash mob. “Il popolo ungherese -ha aggiunto Giorgia Meloni- che sessant’anni fa si è sollevato contro l’oppressione sovietica per difendere la sua libertà e la sua sovranità ha ancora il coraggio di combattere contro il nuovo soviet dell’Unione Europea. E noi, oggi come ieri, siamo al loro fianco”.

BOLDRINI “#Orban sanzionato dal parlamento europeo anche grazie al #M5S e ai suoi stessi compagni di partito per aver limitato la democrazia in #Ungheria. Ora la parola ai capi di governo: che posizione assumera’ @GiuseppeConteIT sull’amico di #Salvini? Prima la democrazia o prima Orban?”. Lo scrive su twitter Laura Boldrini, deputato di Leu.

LOLLOBRIGIDA “L’Ungheria non e’ un Paese in cui la democrazia e’ sospesa, come qualcuno va dicendo in queste ore. L’Ungheria e’ un Paese sovrano che sta legittimamente difendendo i propri confini. Come Fratelli d’Italia non possiamo che manifestare solidarieta’ a Orban e al popolo ungherese, al quale abbiamo voluto mostrare vicinanza anche oggi nell’Aula di Montecitorio attraverso l’esposizione di alcuni cartelli. Un atto del tutto innocuo, che pero’ ha evidentemente infastidito chi non vuole perdere il vizio di mettere il bavaglio a chiunque cerchi di contrastare certe politiche della sinistra. Quella stessa sinistra che, come nel 1956, oggi vuole mettere in ginocchio gli ungheresi. All’epoca per mano dei carri sovietici, oggi attraverso i lauti finanziamenti di George Soros. Il trait d’union sembra essere sempre lo stesso: operare al servizio degli invasori”. Lo afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida.

PINOTTI  “I due partiti che formano la maggioranza sono spaccati su Viktor Orban: questo voto, oltre a mettere in imbarazzo il Ppe, crea un grosso problema al governo Conte”. Lo ha affermato l’ex ministro della Difesa e senatrice Pd, Roberta Pinotti, conversando con i giornalisti a Palazzo Madama.

GASPARRI “Incredibile la decisione contro Orban del Parlamento Europeo. Forza Italia ha fatto bene a sostenere il leader ungherese che avra’ sempre la nostra ammirazione per la chiarezza e la coerenza con cui difende i valori cristiani e una politica di una Europa orgogliosa della propria storia, del proprio ruolo e della propria identita’. Questa decisione non portera’ a nulla perche’ i passaggi ulteriori, giustamente, la vanificheranno. Il Parlamento Europeo fa bene ad occuparsi della tutela del diritto d’autore o della tutela dell’Europa di fronte all’assalto degli immigrati, invece che perdere tempo con inutili persecuzioni ad un politico coerente”. Lo afferma il senatore di Fi Maurizio Gasparri.

ALFIERI “A grande maggioranza il Parlamento europeo denuncia il rischio che il governo ungherese guidato da Orban violi principi e valori alla base delle nostre democrazie. Il voto di Strasburgo e’ un segnale forte verso chi intende limitare i diritti e le liberta’ fondamentali di cui godono i nostri cittadini e nei confronti di chi mette a rischio un progetto che ci ha garantito pace e stabilita’ per oltre settant’anni”. Lo scrive su Facebook il senatore Alessandro Alfieri, capogruppo Pd in commissione Esteri a Palazzo Madama.

MARTINA “W il Parlamento europeo che oggi dà una lezione a Orban e a tutti i nemici dello stato di diritto”. Lo scrive su twitter il segretario del Pd, Maurizio Martina.

BIZZOTTO  “Le sanzioni contro Orban e l’Ungheria votate dal Parlamento Europeo sono una pagina bruttissima per la democrazia e l’intera Europa. Orban e’ vittima di uno squallido agguato politico orchestrato dalla sinistra filo immigrati e dalle lobby di potere della Ue. Che una parte consistente del Ppe si sia prestato a questo linciaggio politico contro uno dei suoi leader, e’ sotto gli occhi di tutti: spero che Orban, dopo questo affronto, molli il Ppe ed entri a far parte del nuovo blocco identitario e sovranista che stiamo costruendo in vista delle Europee del 2019”. Lo afferma il capogruppo della Lega al Parlamento Europeo, Mara Bizzotto. “Il voto di oggi crea un precedente pericolosissimo – continua l’europarlamentare leghista Bizzotto -. Dopo l’Ungheria di Orban e la Polonia di Kaczyski e Morawiecki, nei prossimi mesi la sinistra e la Ue metteranno nel mirino anche l’Italia, il nostro governo e il nostro leader Matteo Salvini. Non so se gli amici 5 Stelle abbiano compreso questo rischio”.

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