Evasione fiscale milionaria su auto di lusso, 835 truffati

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21 marzo 2019

Un’evasione fiscale milionaria, immatricolazioni fraudolente nel commercio on-line di auto di lusso e 835 persone truffate in 18 regioni. Ei’ quanto scoperto nell’ambito dell’operazione “Cars lifting” condotta dalla GdF di Pordenone e dalla Polizia Stradale di Udine. Nelle scorse ore sono stati eseguiti arresti e ingenti sequestri di immobili e valori in tutt’Italia. Decine gli indagati. I dettagli dell’inchiesta verranno resi noti alle 10, in conferenza stampa al Comando GdF con la presenza del Procuratore di Udine, De Nicolo. L’operazione nasce da un sequestro per contrabbando doganale, effettuato a Pordenone, di una “Rolls Royce Phantom II” intestata a una societa’ con sede in Svizzera.

I successivi approfondimenti investigativi hanno individuato una struttura che vendeva in Italia – tramite societa’ con sedi fittizie a Roma e Palermo – auto di alta gamma attraverso siti internet specializzati. Le indagini, durate quasi due anni e condotte anche con intercettazioni telefoniche, hanno consentito di scoprire ricavi non contabilizzati fiscalmente per oltre 30 milioni di euro, di cui 5,4 milioni di Iva. Cinque i provvedimenti restrittivi – tre arresti a Pordenone, Anzio e Nettuno e due obblighi di dimora – eseguiti dalle Fiamme Gialle di Pordenone e dalla Polizia Stradale di Udine nell’ambito dell’operazione ‘Cars lifting’. In totale, sono 18 le persone indagate a cui vengono contestati, a vario titolo, associazione a delinquere, l’evasione fiscale, truffa, falso materiale e ideologico.

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E’ stato anche disposto un sequestro per equivalente per oltre cinque milioni di euro nei confronti dei membri dell’organizzazione. Sono state inoltre sequestrate le carte di circolazione di 635 auto immatricolate in modo fraudolento a Palermo, Roma, Latina e Treviso. L’inchiesta – ha spiegato il comandante della Guardia di finanza di Pordenone, colonnello Stefano Comentucci – ha accertato che le auto subivano sistematicamente una riduzione del chilometraggio (dal 50% al 70% di quello reale) con la manomissione del software e delle centraline elettroniche. Il cosiddetto “schilometraggio” avveniva in due autofficine di Padova e della provincia di Treviso. Sono state anche scoperte vendite con relativo incasso di anticipi o dell’intero corrispettivo mai perfezionate con la consegna dell’auto.

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