Fabrica porta i colori in Triennale: arte, moda, design e musica

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25 settembre 2017

È una performance di Nico Vascellari e dei suoi Ninos du Brasil a inaugurare, in modo decisamente ritmico, la mostra “I See Colors Everywhere”, presentata da United Colors of Benetton in Triennale a Milano dal 24 al 28 settembre, in occasione della settimana della moda. Un evento che accosta i capi della primavera estate dell’azienda veneta ai lavori degli artisti legati a Fabrica, il centro di ricerca sull’arte e la comunicazione di Benetton. Sam Baron è il curatore dell’esposizione, oltre che uno degli artisti in mostra, e ha immaginato la struttura articolata su otto colori cui corrispondono altrettante sezioni espositive. “Si trovano – ha spiegato ad askanews – dei pezzi di design, di arte visiva, di musica, performance, video, insomma tutte le diverse tipologie di espressione artistica, come le possibilità di abbracciare i colori. E questa è la filosofia che Fabrica difende da più di 22 anni grazie al supporto di Benetton”.

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Molti i giovani che hanno l’opportunità di esporre i propri lavori, come Elena Bompani, che ha realizzato una scultura ispirata alla struttura classica di un ponte. “Io sono appena arrivata a Fabrica – ci ha raccontato – ho iniziato da tre settimane, ed è una bellissima opportunità, in una settimana ho fatto il mio primo pezzo. Per cui sono molto contenta e molto emozionata”. Un altro giovane designer che Fabrica ha portato in mostra è Guglielmo Brambilla, che così ci ha presentato la sua opera: “L’idea di partenza era quella di giocare con il contrasto tra l’intimo, il privato, e ciò che è pubblico ed esposto. Quindi ho semplicemente deciso di applicare delle normali piastrelle da bagno che vengono solitamente applicate su una superficie bidimensionale sulla superficie tridimensionale di un mobile”.

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Tra tanti giovani spicca la figura di Vascellari, artista importante nel panorama nazionale, che proprio da Fabrica ha iniziato il proprio percorso. “Devo dire che Fabrica – ci ha detto – è stato indubbiamente per me un luogo al quale emotivamente sono rimasto legato, non avendo frequentato l’università Fabrica è stata quasi una salvezza. Quando ho comunicato ai miei genitori che non intendevo più studiare perché volevo fare l’artista, la risposta è stata: o studi o vai a lavorare. Fabrica è stata proprio quel connubio che mi ha permesso di studiare e lavorare al contempo”. E, almeno per questa volta, anche di suonare in Triennale.

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