Festival Internazionale, a Ferrara focus femminismo

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24 settembre 2018

Oltre 215 ospiti, da 44 Paesi e per la metà donne, 250 ore di programmazione e 112 incontri. Sono questi i numeri della dodicesima edizione del Festival di Internazionale in programma dal 5 al 7 ottobre a Ferrara. Informazione, attualità, economia, letteratura e fumetti. Immigrazione, xenofobia, i conflitti dimenticati, il futuro dell’Europa.

La richiesta di inclusione contro le spinte centrifughe che dilagano nel mondo. E poi le donne e il movimento femminista, come spiega Luisa Ciffolilli, che fa parte della direzione del Festival: “E’ molto importante il focus sulle donne, perché siamo partiti proprio quest’anno dal disegnare il logo del festival come una ‘mondina’, un mondo donna, che balla insieme a una sveglia. Ci siamo ispirati allo slogan ‘Time’s up’, perché per una serie di problematiche il tempo è scaduto, è arrivato il tempo di agire e di farlo nel modo migliore.

Le femministe nel mondo da sempre ci danno l’esempio di come è possibile combattere unite, per questo abbiamo deciso di dedicare al tema del femminismo, alla nuova ondata di femminismo, un incontro con femministe che arrivano da diverse parti del mondo che è il marchio di internazionale, dare voce a intellettuali e giornalisti e autori da tutto il mondo”. Agire e reagire, parole d’ordine del Festival che discuterà anche di America Latina, il continente più violento del mondo, di Africa, con un focus sulla Repubblica democratica del Congo come occasione di sviluppo mancato, di Rohingya, Yemen, Siria e immigrati grazie anche a Medici senza frontiere.

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E poi una novità, spiegata dal direttore di Internazionale Giovanni De Mauro: “Mi piace segnalare in particolare questa performance di Gipi, illustratore, regista, autore di fumetti che ha deciso di provare a leggere dall’inizio alla fine del festival i nomi delle oltre 30mila persone che nel corso degli anni sono morte cercando di arrivare in Europa. Una lunghissima lista che pubblicheremo nel numero di Internazionale in edicola quella settimana e che è un modo per provare a dare un nome e un cognome, un volto e un’identità precisi alle tante persone che tentano di arrivare in Europa”.

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