Fiducia alla Camera su dl sicurezza, governo prima accelera poi rinvia

Fiducia alla Camera su dl sicurezza, governo prima accelera poi rinvia
Immagine d'archivio
5 novembre 2018

Una accelerazione seguita da una frenata: in mattinata la quota M5s della compagine governativa fa sapere che sul decreto sicurezza sarà posta la questione di fiducia: niente allargamento della maggioranza a Fratelli d’Italia, in quel caso, eventualità temuta da Luigi Di Maio e dai suoi. Poi in aula, però, la maggioranza ferma i lavori.

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E fonti parlamentari parlano di trattative ancora in corso su possibili modifiche in extremis al provvedimento; magari in parallelo con il negoziato che si svolge sull’altro capitolo della tensione fra Lega e M5s, quello sulla riforma della prescrizione inserita nel corso dei lavori alla Camera sul ddl anticorruzione. L’annuncio mattutino della fiducia in arrivo taglia il nodo dei dissensi interni al movimento sul provvedimento caro alla Lega e circoscrive l’incendio ai quattro senatori che si sono a vario titolo esposti contro il via libera al decreto così com’è: Paola Nugnes, Gregorio De Falco, Matteo Mantero ed Elena Fattori. Ma nel pomeriggio, a conclusione della discussione generale, il relatore Stefano Borghesi (Lega) si alza e chiede di posticipare la replica per consentire “ulteriori approfondimenti alla luce del dibattito”.

Le opposizioni si sollevano contro la decisione (che passa per alzata di mano) di sospendere l’esame del decreto, che riprenderà domani alle 9.30. Il Pd convoca una conferenza stampa per denunciare rischi per la democrazia parlamentare e un progetto di “democrazia illiberale” che avanza. Il governo tace, in aula effettivamente non chiede la fiducia. Del resto, prima che dal Senato, il segnale arriva ancor prima dal premier Giuseppe Conte, che in conferenza stampa ad Algeri precisa: “Sulla fiducia stiamo valutando, questa sera ci aggiorneremo sulla decisione”, ma minimizza, spiegando che non si tratta di “nulla di drammatico ma un passaggio responsabile e serio”. Un passaggio già depotenziato dalle anticipazioni dei contestatori di marca M5s: Nugnes e Mantero fanno sapere che sono pronti a uscire dall’aula, visto che il conflitto non è sulla fiducia al governo ma sul singolo provvedimento.

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Al Senato, in questa legislatura, è stata votata solo la fiducia iniziale al governo: 171 sì, ovvero dieci in più della maggioranza necessaria, così composti: 109 del M5S, 58 della Lega, due eletti all’estero (il Maie ha un sottosegretario, Ricardo Merlo) e due eletti col M5s ma espulsi a causa dello scandalo dei rendiconti truccati, Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, iscritti al gruppo Misto. Anche se venissero a mancare questi ultimi due, che sono battitori liberi, e i quattro dissidenti, la maggioranza resta apparentemente lontana da rischi matematici. Il nodo, comunque, verrà sciolto nelle prossime ore: Matteo Salvini è previsto da giorni a Palazzo Madama nel pomeriggio di domani e il decreto certo non può passare senza che sia visibile la presenza di chi ha puntato così tanto sul provvedimento che ridisegna la politica sull’accoglienza dei migranti e dei rifugiati.il

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