Flat tax, Tria incontra Siri e sottosegretari M5S insorgono

Flat tax, Tria incontra Siri e sottosegretari M5S insorgono
Giovanni Tria
19 marzo 2019

Il ministro dell’economia, Giovanni Tria, ha incontrato il sottosegretario alle infrastrutture, Armando Siri, ideatore per la Lega della flat tax che si basa sul reddito familiare. Un incontro che non è andato giù ai due sottosegretari all’economia del Movimento Cinque Stelle: Laura Castelli e Alessio Mattia Villarosa. Un confronto quello tra Tria e Siri che ha rinfocolato le polemiche accesissime sul tema da quando il leader del Carroccio, Matteo Salvini, l’ha riproposto come obiettivo del contratto di governo e dunque da realizzare e dopo averlo di fatto messo al centro della campagna elettorale. L’incontro di oggi, tra il ministro e il ‘padre’ della riforma della flat tax in chiave familiare, sarebbe servito, secondo quanto si è appreso, a compiere una valutazione in vista della legge di bilancio.

A stretto giro, la prima a commentare è stata Laura Castelli che in una nota ha affermato: “al ministero dell’Economia e delle Finanze siamo abituati ad ascoltare tutte le proposte, compresa quella autorevolissima del sottosegretario alle Infrastrutture Siri, a maggior ragione se si tratta di temi contenuti nel contratto di Governo”. Aggiungendo poi che “non sarebbe male tuttavia ricordarsi che anche al Mef esistono sottosegretari, espressione di questa maggioranza, che assieme al Ministro si occupano delle questioni economiche” e concludendo con la chiosa: “sono certa che anche al Mit c’è tanto da fare”.

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Poco dopo a parlare è stato Villarosa: “anche io sono piccato. Non c’ero e non ne ero a conoscenza. Mi spiace saperlo da voi giornalisti. Su temi così importanti che peraltro è divenuto il tema del momento, con la Lega che l’ha tirato fuori all’improvviso, senza spiegare neanche dove andare a prendere le coperture, ci sarebbe piaciuto anche a noi essere presenti all’incontro”. Il braccio di ferro all’interno della maggioranza è nato dopo l’annuncio di Salvini e l’affermazione che bastavano 12-15 miliardi per quella che lui definisce una “rivoluzione epocale”. Inizialmente di Maio aveva bocciato la proposta per poi buttare acqua sul fuoco: “è nel contratto di governo – aveva detto – e troveremo una soluzione”.

Il duello fra i due vicepremier si era consumato attorno a uno studio del Mef, fatto circolare, che quantifica in quasi 60 miliardi un sistema fiscale basato su un’aliquota fissa e non secondo scaglioni progressivi (come nel caso dell’Irpef). Numeri definiti “strampalati” da Salvini. E oggi in un’intervista Siri ha puntualizzato: “la fase 2 della nostra flat tax ha un impatto sui conti di circa 12 miliardi”. Lo stesso Tria aveva smentito ci fosse una stima del Mef sulle riforme in discussione e aveva parlato di cifre destituite di ogni fondamento. Il ministro aveva infine puntualizzato che “proposte specifiche non sono arrivate al Mef” e messo le mani avanti annunciando che un ritocco delle aliquote Irpef si farà “man mano che l’evasione fiscale verrà eliminata o ridotta e mano mano che si rivedono le spese dello Stato”.

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Dopo aver introdotto quest’anno in manovra la tassazione al 15% per le partite Iva entro i 65 mila euro, la nuova aliquota unica nella proposta leghista verrebbe applicata alle famiglie con reddito complessivo (cumulato) fino a 50 mila euro. Anche in questo caso l’imposizione sarebbe al 15% al posto di tutte le detrazioni e i bonus già esistenti. Si tratta comunque di una proposta ancora diversa rispetto a quella presentata in campagna elettorale che prevedeva un regime del 15% per tutti.

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